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TESINA PRIMA GUERRA MONDIALE SCARICARE

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    Contents
  1. Tesina di maturità per Istituto alberghiero: bar e ristoranti
  2. Tesine Pronte - Risorse per la tua Maturità
  3. Tesine maturità complete, da scaricare gratis
  4. Menu di navigazione

TESINA ESAME TERZA MEDIA SULLA PRIMA GUERRA MONDIALE. La prima guerra mondiale è un argomento importante per quanto. Tesina: La Prima Guerra Mondiale Tesine per la maturità scaricabili gratuitamente da tourismepeymeinade.info Tesina terza media, Prima Guerra Mondiale: schema degli eventi, mappa e cronologia. Tutti i collegamenti fra le materie per costruire il tuo. Tesine terza media già fatte e pronte da scaricare: trova ispirazione per il tuo I PERCORSI GIÀ SVOLTI - L'impresa non è delle più semplici perchè si Ungaretti e Quasimodo, Seconda guerra mondiale, bomba atomica.

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La partecipazione dell' Italia alla prima guerra mondiale ebbe inizio il 24 maggio , circa dieci mesi dopo l'avvio del conflitto, durante i quali il paese conobbe grandi mutamenti politici, con la rottura degli equilibri giolittiani e l'affermazione di un quadro politico rivolto a mire espansionistiche, legate al fervore patriottico e a ideali risorgimentali.

Inizialmente il Regno d'Italia si mantenne neutrale e parallelamente alcuni esponenti del governo iniziarono trattative diplomatiche con entrambe le forze in campo, che si conclusero con la sigla di un patto segreto con le potenze della Triplice intesa. Contemporaneamente alle operazioni belliche, la guerra ebbe anche una profonda influenza sullo sviluppo industriale del paese oltre ad avviare grandi cambiamenti in ambito sociale e politico.

All'unità d'Italia Napoleone III fu sentimentalmente favorevole, come lo era - senza sentimento - anche la Gran Bretagna, poiché un'Italia unita avrebbe potuto contrastare la potenza francese. In un tumultuoso precipitare degli eventi, nel nacque il Regno d'Italia , proprio mentre nasceva la Germania unita sotto l'Impero degli Hohenzollern , ed emergevano nuove potenze quali Stati Uniti d'America e Giappone.

Uhappy of Irish culture, and especially the stifling role of the Church, he left for Paris, where he briefly studied medicine. He returned to Dublin for a short period in , when his mother became terminally ill.

After his mother's death he left Ireland definitively with Nora Barnacle, who became his lifelong companion. Joyce and Nora had a son in and a daughter in Corpo nero e effetto fotoelettrico Nel Maxwell sintetizza le leggi dell'elettromagnetismo nelle 4 equazioni e riesce a dimostrare l'esistenza delle onde elettromagnetiche. Rimangono alcuni fenomeni inspiegabili. I più importanti sono: 1 effetto fotoelettrico 2 corpo nero. La soluzione di tali problemi darà inizio alla fisica moderna Carboidrati I principali carboidrati di interesse alimentare possono essere distinti, in base alla struttura chimica, in semplici e complessi.

I carboidrati semplici, comunemente detti zuccheri, comprendono i monosaccaridi, quali il glucosio ed il fruttosio, e i disaccaridi, quali il saccarosio, il maltosio ed il lattosio. Gli zuccheri sono presenti naturalmente negli alimenti primari o, in forma raffinata, utilizzati come tali saccarosio o incorporati in alimenti e bevande saccarosio, sciroppo di glucosio a contenuto variabile di fruttosio per aumentarne la gradevolezza grazie al loro gusto dolce.

I carboidrati complessi, o polisaccaridi, comprendono l'amido e la fibra alimentare. L'amido è costituito da polimeri di glucosio lineari amilosio e ramificati amilopectina in proporzioni variabili.

L'amido è, nella dieta del soggetto adulto sano, la principale fonte di carboidrati disponibili all'assorbimento ed utilizzabili dal metabolismo cellulare.

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Nel contempo la k. I due comandanti supremi contrapposti, l'ammiraglio Paolo Thaon di Revel e l'ammiraglio Anton Haus in seguito rimpiazzato da Maximilian Njegovan e quindi da Miklós Horthy non vollero infatti rischiare le grandi corazzate in acque ristrette, puntando invece su rapidi attacchi, sul blocco dei principali scali e sulla strategia della " flotta in potenza "; un'impostazione a cui si attennero in particolare gli austro-ungarici.

Già nell'agosto , nel periodo in cui l'Italia era ancora neutrale, diverse centinaia di italiani si offrirono volontari in Francia per combattere contro i tedeschi sul fronte occidentale , e come altre migliaia di volontari stranieri furono assegnati ad alcuni reggimenti ad hoc costituiti in seno alla Legione straniera francese : un buon numero di italiani fu assegnato al 3 e Régiment del Marche della Legione insieme a volontari greci, belgi e russi, mentre il 4 e Régiment del Marche era quasi interamente composto da italiani al punto che fu soprannominato " Legione Garibaldina ".

Truppe italiane tornarono in Francia alla fine del come gesto di solidarietà per l'invio di divisioni francesi sul fronte italiano, l'Italia mise a disposizione dell'alleato prima reparti di truppe ausiliarie per attività di costruzione di retrovie le " Truppe ausiliarie italiane in Francia " o TAIF , poi un intero corpo d'armata di truppe combattenti il II Corpo d'armata del generale Alberico Albricci con due divisioni di fanteria e truppe di supporto : in totale, furono inviati in Francia circa Il contingente italiano fu impegnato nell' offensiva di primavera tedesca del marzo-agosto , subendo dure perdite nel corso della seconda battaglia della Marna , per poi prendere parte alla grande controffensiva degli Alleati l' offensiva dei cento giorni per poi concludere le operazioni come truppe di occupazione nella Saar [88].

La situazione della Libia allo scoppio della prima guerra mondiale era turbolenta: gli italiani controllavano le principali città sulla costa e alcuni presidi nelle regioni dell'interno, ma il resto del paese era largamente in mano ai gruppi di resistenti locali che continuavano ad opporsi con le armi alla penetrazione coloniale dell'Italia. La fallimentare spedizione del colonnello Antonio Miani nel Fezzan alla fine del e l'entrata in guerra dell'Impero ottomano con la contestuale proclamazione da parte del sultano di una " guerra santa " contro le potenze europee rinsaldarono il morale dei guerriglieri libici, e all'inizio del gli italiani dovettero abbandonare vari capisaldi, non senza subire forti perdite nei ripiegamenti: per l'agosto la presenza italiana in Tripolitania si era ridotta alle città di Tripoli e Homs e alle loro immediate vicinanze, mentre in Cirenaica , dove la resistenza era guidata dalla confraternita islamica dei Senussi , il controllo italiano non andava oltre una striscia di terreno tra Bengasi e Tobruch [89].

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Le forze italiane tra i La situazione nelle altre colonie fu meno turbolenta. La Grande Guerra accrebbe lo stato di isolamento della Somalia italiana , sostanzialmente lasciata a sé stessa; il presidio italiano dovette subire alcune scorrerie e azioni minori da parte dei ribelli somali dello Stato dei dervisci , impegnati in una decennale guerriglia contro i britannici del Somaliland , ma riuscirono a mantenere un certo controllo del territorio [90].

Nel maggio un piccolo reparto italiano di circa uomini e 5 aerei da ricognizione fu inviato nella Penisola del Sinai in appoggio alle forze britanniche, un contributo simbolico alla campagna del Sinai e della Palestina. Questa situazione non era sconosciuta all'alto comando italiano, grazie ai continui rapporti che giungevano dagli osservatori inviati al fronte in particolare dagli addetti militari a Parigi , tenente colonnello Giovanni Breganze, e Berlino , colonnello Luigi Bongiovanni [91] ; questi misero in luce il potere distruttivo di mitragliatrici e artiglieria e il ruolo sempre più centrale delle trincee, ma come del resto la maggior parte degli ufficiali superiori degli eserciti belligeranti ritennero la guerra di posizione come un fatto temporaneo: la convinzione era che l'incremento della potenza difensiva rendesse più costosi gli attacchi, ma non fino a un livello inaccettabile [92].

Le prime battaglie sull'Isonzo misero ben presto in luce l'infondatezza di tale dottrina tattica. Se le vette del Carso raramente superavano i metri di altezza, oltre Plezzo sull'alto Isonzo e fino al confine con la Svizzera più a ovest l'altitudine media si attestava sopra i 2.

Le postazioni dei due eserciti iniziavano con una fascia di reticolati di filo spinato, saldamente assicurati al terreno da paletti di ferro o legno; seguiva la prima linea di trincee, scavata a zig-zag per evitare il fuoco d'infilata: la distanza media tra le due prime linee era di circa metri, ma in seguito gli italiani tentarono di accorciarla a 50 o anche 20 metri, onde ridurre il tempo allo scoperto dei reparti lanciati all'attacco [].

In generale le postazioni italiane tendevano a essere realizzate in forma più primitiva e improvvisata, anche per ragioni prettamente propagandistiche vista l'enfasi sull'offensiva a oltranza, si riteneva contraddittorio spendere energie per allestire solide e confortevoli postazioni difensive ; al contrario, le linee difensive nemiche erano realizzate con più cura, anche vista la strategia quasi interamente difensiva seguita dagli austro-ungarici [].

Generalmente, la sequenza di attacco seguiva sempre lo stesso schema: dapprima l'artiglieria martellava le posizioni nemiche con bombardamenti che potevano durare anche molti giorni di seguito anche se, con il prosieguo del conflitto, si ritennero poi più efficaci bombardamenti molto concentrati della durata di poche ore , poi allungava il tiro sulle retrovie mentre i fanti uscivano dalle prime linee per l'attacco frontale [].

Gli austro-ungarici svilupparono la tattica di lasciare in prima linea durante il bombardamento preparatorio solo un piccolo numero di vedette, tenendo il resto delle truppe al sicuro nei rifugi sotterranei della seconda linea; quando il bombardamento italiano cessava, gli austro-ungarici facevano affluire rapidamente i rinforzi alla prima linea tramite camminamenti protetti [].

Anche con gli uomini disposti "a ondate" e non in massa, gli attaccanti risultavano comunque molto vulnerabili; la coordinazione tra fanteria all'attacco e artiglieria non era mai ottimale, una situazione dovuta anche ai primitivi mezzi di comunicazione disponibili: radio e telefoni da campo erano apparecchi ingombranti, e sul campo gli uomini dovevano affidarsi a staffette, piccioni viaggiatori, fumogeni colorati o segnali luminosi.

Prima del le iniziative propagandistiche, ricreative e assistenziali nei confronti dei soldati erano state scarse e mal gestite. La propaganda era intesa in forme tradizionali e autoritarie, assai poco coinvolgenti se non addirittura controproducenti, come prediche e sermoni tenuti dagli ufficiali e a volte da figure appositamente reclutate per questo, come riformati o esonerati dal servizio, i quali apparivano dei "privilegiati" agli occhi dei fanti.

I proclami sulle ragioni della guerra e le parole solenni, erano di quanto più distante poteva esserci rispetto al linguaggio e alla mentalità dei soldati, e questi consideravano quest'obbligo supplementare come una fatica inutile, che ne abbassava il morale.

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I comandi militari si preoccuparono di mantenere la disciplina attraverso la repressione già prima dell'inizio delle operazioni. Questo consenso venne raggiunto da vari fattori, basati sia su ipotesi logiche non documentabili, sia su un'effettiva attività assistenziale e di gestione della guerra imposte dai comandi. Inoltre vi era il forte elemento di spirito di corpo che univa gli uomini reclutati nei medesimi reparti, molto forte per esempio negli Alpini, ma presente in tutti i reggimenti di fanteria, che non fu unicamente legato alla disciplina imposta da Cadorna o dallo spirito patriottico, ma piuttosto ad un senso di fratellanza che accomunava tutti gli uomini al fronte [].

Mentre l'impostazione della guerra italiana e la mancanza di politiche adeguate, fecero si che il consenso dei soldati fosse totalmente in mano all'istituzione militare, almeno fino a Caporetto. Gli studi in materia hanno evidenziato la componente repressiva, incoraggiata da Cadorna, resa evidente dalla drammatica documentazione dei processi e delle fucilazioni. L'ufficiale diventa quindi un punto di riferimento obbligatorio, e il reparto di appartenenza una società provvisoria, che inquadra il soldato e gli fornisce le regole e i valori da seguire all'interno di questa [].

Le attività assistenziali fino al furono frutto di iniziative non ufficiali di preti con l'appoggio delle gerarchie e il permesso degli alti comandi militari, ma senza un loro impegno diretto. I parroci erano sempre stati importanti mediatori culturali nelle comunità contadine, e ora investirono le loro competenze e la loro abitudine a trattare con persone semplici, nella cura delle anime dei soldati.

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Significativo fu il caso di don Giovanni Minozzi , il quale promosse l'istituzione al fronte e nelle retrovie di Case del Soldato, centri ricreativi dove i fanti riposavano, ascoltavano musica, assistevano a spettacoli teatrali, leggevano e trovavano qualcuno che li aiutasse nel compilare le lettere da inviare a casa. Per convincere erano prima di tutto necessario assitere, distrarre e infondere fiducia, promuovendo atteggiamenti consensuali.

Fu quindi istituito un apposito Ufficio Propaganda Ufficio P col compito di impostare basi nuove e di coordinare le iniziative in questo senso.

Le principali attività del servizio P al fronte consistette nel formulare schemi di conversazione facilmente comprensibili, che facevano leva sulla sensibilità dei fanti, su motivazioni patriottiche, e sulla promozione di giornali di intrattenimento, divulgazione e propaganda da far circolare tra i soldati. Era infatti molto difficile, forse inutile, parlare di patria in astratto a fanti semianalfabeti, mentre molto più facile e produttivo fu rappresentare con spettacoli e immagini l'idea del nemico da combattere e sconfiggere, offrendo un codice di lettura accessibile e adeguato all'esperienza in corso [].

I primi episodi di insubordinazione nell'esercito si ebbero già nel dicembre del , e furono provocati paradossalmente a causa delle prime licenze date ai soldati che durante il primo inverno di guerra si recarono a casa e presero atto di come viveva il Paese dietro al fronte di combattimento. Fino ad allora i comandi aveva rilasciato pochissime licenze, e solo per circostanze straordinarie e gravissime, e una severa censura postale aveva reso radi e difficili i contatti tra i soldati e le loro famiglie [].

La pausa invernale diede l'opportunità all'esercito di concedere le licenze che, nelle intenzioni dello Stato Maggiore, dovevano servire a ritemprare lo spirito dei fanti. Costoro invece si resero subito conto che il Paese era all'oscuro della realtà della guerra, che i giornali e il potere militare si sforzavano di nascondere, e al loro ritorno non trovarono un Paese orgoglioso dei loro sacrifici, pronto ad accoglierli come eroi.

Tutti questi fattori provocarono i primi episodi di insubordinazione. Dalla dichiarazione di guerra all' amnistia concessa dal governo Nitti il 2 settembre , le denunce all'autorità militare assommano a Ben Nel corso del conflitto i reati più gravi aumentarono decisamente: gli 8.

I soldati condannati per reati di questo tipo commessi mentre si trovavano in linea furono poco più di 6.

Per quanto riguarda i rifiuti e la protesta collettiva, questi fenomeni nacquero sempre in reparti di fanteria a riposo nelle immediate retrovie del fronte; gli undici casi documentati tre nel e otto nel riguardarono tutti reparti che ricevuto l'ordine di tornare al fronte e, col favore della notte, protestarono vivacemente all'interno dell'accampamento sparando in aria. Con una sola eccezione, la protesta si ferma qui, anche se questi undici casi comportarono una serie di esecuzioni sommarie con il ricorso alla decimazione in almeno quattro casi.

Ma i rifiuti non si fermarono alle proteste di alcuni reparti, i casi registrati di singoli soldati che in un modo o nell'altro tentarono di fuggire dagli obblighi della vita militare furono molteplici.

Per quanto riguarda i procedimenti giudiziari aperti, Come furono milioni gli uomini mobilitati, furono milioni anche i prigionieri deportati nei territori europei e sottoposti alla reclusione per mesi e anni. Possiamo solo immaginare cosa significasse organizzare, registrare, ricoverare, sorvegliare e nutrire questi milioni di uomini, i quali molto spesso dovettero sopportare privazioni materiali inferte intenzionalmente, e violenze fisiche conseguenti soprattutto allo spostamento coatto e alla concentrazione improvvisa di grandi masse, spesso già provate, in condizioni di emergenza.

La violenza sui prigionieri, le punizioni corporali, le forme di sopraffazione e gli abusi esasperati talvolta da fattori etnici , erano spesso una conseguenza degli effetti della complessa organizzazione dei campi, piuttosto che frutto di odio o volontà punitiva.

Furono in particolare le autorità tedesche ad imporre rigide forme di regolamentazione della vita quotidiana nei campi di prigionia, con misure che tendevano a trasformare gli uomini in numeri, facendo loro conoscere - per la prima volta su larga scala - la spoliazione totale dell'identità personale [].

Gli italiani che finirono nei campi austro-tedeschi furono complessivamente circa I principali campi che li accolsero furono Mauthausen , Sigmundsherberg , Theresienstadt in Boemia , Celle nell' Hannover , Rastatt nel Baden , dove in questi ultimi due fu detenuto anche Carlo Emilio Gadda.

Gadda, allora giovane ufficiale degli Alpini , fu catturato nei giorni di Caporetto, e nel dopoguerra ha lasciato un resoconto della sua esperienza in prigionia nei libri Giornale di guerra e di prigionia e Taccuino di Caporetto []. Gadda pose l'accento - con un'insistenza quasi ossessiva - sulla fame e sulle condizioni terribili dei prigionieri rinchiusi a Celle, e di come nonostante le condizioni degli ufficiali come Gadda erano relativamente migliori di quelle dei soldati di truppa, le testimonianze di questi risultano spesso drammatiche, e raccontano la lotta quotidiana per la sopravvivenza in molti casi destinata alla sconfitta.

Le autorità italiane in primo luogo Orlando proibirono ed ostacolarono in ogni modo la pratica di aiuti organizzati, e solo sul finire del conflitto tentarono un esperimento in questo senso. Tale condotta ebbe risultati disastrosi, e dei La responsabilità della sconfitta ricadde immancabilmente su chi si era arreso senza combattere o peggio aveva tradito.

La prigionia veniva descritta in modo tetro, con il duplice intendo di attizzare l'odio verso il nemico, cercando di distogliere i soldati da ogni tentazione della resa, facendo passare il messaggio che la resa è un atto disonorevole che avrebbe inoltre peggiorato le condizioni di vita e aumentato le sofferenze. Questo atteggiamento era appoggiato e incoraggiato dalle autorità politiche e militari italiane, a conferma della scarsa fiducia che esse avevano nelle truppe [].

Ad ogni modo Cadorna non ebbe mai dubbi; i prigionieri italiani erano troppi, quindi erano colpevoli certamente di mancata aggressività, probabilmente di viltà, non pochi di diserzione. In modo unanime le autorità tendettero a ridurre il problema dei prigionieri a problema privato e secondario, delegato alle famiglie dei prigionieri, mentre lo stato fu legittimato a disinteressarsene.

Anzi intervenne per frenare questi aiuti, facendo per esempio divieto alla Croce Rossa di promuovere raccolte fondi per l'assistenza ai prigionieri; doveva essere chiaro che le loro miserevoli condizioni non meritava alcuna solidarietà []. Al loro rientro in patria i prigionieri incontrarono il totale disinteresse sia dalla stampa che dalle istituzioni: la prigionia divenne qualcosa di poco onorevole, di sospetto, da rimuovere e dimenticare.

Non lasciarono traccia nella stampa militare che difese il ruolo e le carriere degli ufficiali , nei dibattiti del dopoguerra, nelle memorie dei comandanti, nella documentazione pubblicata dall'Ufficio storico dell'esercito e negli studi successivi.

E mentre in Francia gli ex prigionieri avevano costituito una federazione per difendere i loro diritti, in Italia poterono solamente cercare di farsi dimenticare e questo è uno dei motivi per cui la memorialistica in tal senso è molto scarsa.

Il Fascismo poi non fece altro che consolidare quanto già avvenuto, cancellando la prigionia dalla memoria della guerra, e solo nel questi fatti ebbero la giusta considerazione grazie alla pubblicazione del volume di Giovanna Procacci Soldati e prigionieri italiani nella grande guerra.

Con una raccolta di lettere inedite [].

Ne derivarono il rafforzamento del ruolo del governo e una crescente autonomia della burocrazia, l'esautoramento del parlamento e la drastica riduzione della lotta politica, soffocata da una rigida censura della stampa e dal controllo poliziesco. In vista dello sforzo bellico furono creati nuovi ministeri e organi, come il sottosegretario per le Armi e le Munizioni che divenne Ministero nel , i ministeri dei Trasporti marittimi e ferroviari, degli Approvvigionamenti e Consumi, dell'Assistenza e Pensioni di guerra ed altri i ministeri passarono da 12 a 18 , nonché una serie di sottosegretari con la partecipazione di fosse personalità del campo industriale [].

Tra il e il i dipendenti pubblici salirono da La struttura più importante e diffusa fu quella della mobilitazione industriale, gestita dal ministero per le Armi e Munizioni retto dal generale Alfredo Dallolio , attraverso un comitato centrale e sette poi undici comitati regionali, in cui militari e funzionari pubblici erano affiancati da industriali, tecnici e sindacalisti.

La Regia Marina poteva contare su una lunga consuetudine di rapporti con l'industria privata per la costruzione di navi, corazzate e artiglierie, mentre l'esercito prebellico, che aveva esigenze minori, ricorse all'industria in modo considerevole solo con lo scoppio del conflitto. Per questo motivo vennero delegati ai comitati per la mobilitazione industriale una serie di compiti che andavano dalla scelta dei materiali da produrre, all'acquisto delle materie prime in Italia e all'estero e la loro assegnazione alle aziende, alla stipulazione di commesse e alla gestione della manodopera orari, salari, sicurezza, preparazione professionale, assistenza e previdenza [].

Gli stabilimenti industriali coinvolti passarono da nel con Le risorse immagazzinate dai paesi negli anni di pace andarono via via esaurendosi, cosicché lo sforzo bellico poteva avvenire solo a spese della popolazione civile, il cui tenore di vita andava compresso e abbassato, se si volevano alimentare i fronti di combattimento.

Era questo l'unico sintomo che il conflitto non sarebbe durato in eterno; la fame e la miseria potevano imporre a chiunque la resa []. Minacciosa e foriera di gravi conseguenze fu la crisi provocata dalla ridotta importazione di carbone. L'importazione primaria di questo combustibile, che nell'immediato anteguerra aveva sfiorato il milione di tonnellate mensili, era scesa a Fu inoltre quasi impossibile costruire nuove navi, perché i materiali disponibili erano già richiesti dall'industria di guerra, e il governo era poco propenso all'acquisto di navi dall'estero, a causa del timore che una fine prematura della guerra avrebbe svilito il grande immobilizzo di capitale richiesto.

La patria soffriva, e per ovviare alle ovvie difficoltà che la mancanza di carbone affliggeva la popolazione e le industrie, si avviarono accorgimenti di ogni tipo. Venne intensificata l'estrazione nazionale di lignite a basso potere calorifico, disboscando intere montagne; venne ridotta l'erogazione di gas nelle città; venivano soppressi moltissimi treni, mentre Tra il e il si ebbero in Italia moltissime agitazioni contro la guerra; i fatti di Torino del dove la mancanza del pane fu la scintilla diede il via a drammatici tumulti tra il 21 e il 25 agosto, dove persero la vita 35 dimostranti e tre uomini della forza pubblica [] costituirono l'episodio più grave e conosciuto, ma altre centinaia di manifestazioni, anche violente, ebbero luogo in quasi ogni provincia italiana, e l'ampia ed attiva partecipazione delle donne fu l'elemento caratterizzante di questa ondata di agitazioni.

I fatti di Torino fecero credere al molti che il proletariato delle grandi città industriali si trovasse all'avanguardia nella protesta contro la guerra, ma la documentazione di cui si dispone dimostra invece che la protesta nacque soprattutto nei piccoli comuni nelle campagne, e ad opera principalmente delle donne [].

La società contadina era molto disomogenea, vi facevano parte coltivatori diretti , fittavoli , mezzadri , coloni e un grandissimo numero di salariati, per un totale di circa dieci milioni di persone, le cui condizioni economiche e stato giuridico erano molto differenti fra loro. Ma grandi inquietudini determinarono le agitazioni della classe contadina italiana. Le classi agricole davano i loro uomini alle fanterie in proporzioni maggiori delle altre classi, l'assenza degli uomini e la modestia dei sussidi governativi costringeva le famiglie ad una maggiore mole di lavoro per tutti i membri rimasti, e i repentini mutamenti socio-economici, sia positivi che negativi, portarono ad una nuova presa di coscienza della classe contadina, che resasi conto della sua potenzialità economica, ora ambiva a maggiori pretese e aveva la sensazione di poter diventare padrona della terra in cui lavorava [].

A Firenze, Parma, Reggio Emilia e Bologna le agitazioni erano costituite soprattutto da donne esasperate dalla insufficienza dei sussidi e al mancato ritorno dei mariti. L'industria dovette affrontare la chiamata alle armi di milioni di uomini, presi anche dalle industrie, e per questo motivo vi fu ampio ricorso all'assunzione su larga scala di giovani non ancora in età di leva , ragazzi il limite dei 15 anni non fu sempre rispettato e di donne circa La manodopera negli stabilimenti venne sottoposta ad un pesante regime disciplinare o addirittura militarizzata , con la sospensione di tutte le conquiste sindacali a cominciare dal diritto allo sciopero , orari e cottimi in funzione dell'emergenza, multe e licenziamenti per donne e ragazzi, disciplina militare per gli uomini.

Da questo punto di vista solo gli operai austro-ungarici vennero trattati come gli italiani, negli altri paesi la disciplina di fabbrica venne mantenuta senza militarizzare le industrie. Queste agitazioni sono la testimonianza del diffuso malcontento, di una protesta contro la guerra esasperata dalle privazioni che spesso si univano alle richieste di pace e a miglioramenti salariali. Crebbe infatti durante la guerra la contrapposizione tra esercito e Paese, dove soldati e ufficiali pensavano che alle loro spalle fosse rimasta una nazione sostanzialmente estranea alla guerra, e capace anzi, di approfittarne.

I fanti erano in grandissima parte contadini, e l'opposizione tra fanti e imboscati divenne dunque opposizione tra contadini e borghesi, tra contadini e proletariato urbano [].

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I fanti fondamentalmente riconoscevano il fatto che molti ufficiali e sottufficiali provenivano dalla piccola e media borghesia e che la partecipazione alla guerra di modesti operai e artigiani era considerevole; come scrisse Giovanni Zibordi sulle colonne dell' Avanti! Essi infatti ottenevano piuttosto facilmente l'esonero, e costituivano la massa più corposa degli "imboscati" [].

Gli anni della guerra furono prosperi per l'industria italiana, e il vistoso aumento della produzione e dei profitti incitava gli operai ad insistere nelle loro rivendicazioni economiche, e consigliava i datori di lavoro, in parte, ad accoglierle per non compromettere la produzione []. Il personale addetto agli stabilimenti "militarizzati" era assoggettato alla giurisdizione militare e ad una disciplina molto rigida, che vietava lo sciopero.

Ma di fatto sarebbe stato impossibile assicurare il buon andamento della produzione ricorrendo all'applicazione continua di misure coercitive. Di fatto, i bilanci e i consumi delle famiglie operaie aumentarono negli anni della guerra, anche se questo dato coincise con l'aumento dell'occupazione; infatti grazie al maggior impiego della manodopera femminile, accadde molto spesso che in una famiglia operaia contasse due, tre, quattro unità lavoratrici [].

Nel l'Italia era ancora un paese semindustrializzato, che in un settore industriale "chiave" come quello delle acciaierie, si fermava ad una produzione di circa I risultati dell'industria italiana risultarono di tutto rispetto, soprattutto considerando le costruzioni navali e aeronautiche, la produzione di fucili, mitragliatrici, cannoni e granate fu certamente inferiore rispetto alla produzione britannica, ma la limitata evoluzione tecnica delle armi durante il conflitto permise all'industria Italiana di produrre con largo impiego di licenze britanniche, francesi e talvolta tedesche e austriache.

L'industria britannica per esempio produsse per il proprio esercito ma anche per gli eserciti alleati Ma a favore di quest'ultima, il complesso industriale creato era omogeneo e non solamente collegato alle commesse militari, per cui durante la riconversione postbellica la Fiat poté continuare la sua crescita industriale, mentre Ansaldo e Ilva crollarono non appena cessarono le commesse militari [].

Sotto questo aspetto poi la propaganda non esitava a puntare il dito contro gli operai e i loro salari, e allo stesso tempo si prodigava a presentare gli industriali come benemeriti per la patria, aumentando ancor di più la posizione di potere in cui si trovarono i grossi industriali nel dopoguerra [].

Nonostante nella sua dimensione politica la donna nei primi del novecento è ancora relegata ad un ruolo marginale, dove la classe dirigente è ancora lontana dal concepire il diritto di voto alle mogli, alle figlie e alle sorelle della patria, con la prima guerra mondiale si assiste ad una diffusa e variegata tipologia di emancipazione femminile in Italia, come in tutti i paesi coinvolti nel conflitto. Moltissime donne escono - per volontà propria o necessità - dalle mura domestiche e acquistano una visibilità inusuale.

In ciascun ambito sociale le donne escono allo scoperto: l'anarchica Maria Rygier si converte all'ideale patriottico e sale sui palchi degli interventisti per fare discorsi pubblici, discorsi che fanno anche la repubblicana Margherita Sarfatti e la socialista Anna Kuliscioff , che divenne più che mai importante consigliera politica accanto a Filippo Turati.

L'aristocrazia "produce" crocerossine e si impegna nelle pratiche sociali della beneficenza , in cui le donne fanno la parte del leone, e alla cura dei soldati e dei poveri si dedicano con sempre maggior impegno il laicato femminile cattolico, contestualizzato con la carità cristiana e i ruoli matronali []. Nuove figure, che rimasero particolarmente impresse nella memoria, furono la figura della donna tramviera, della donna portalettere, telefonista, impiegata e soprattutto la donna operaia.

Il contributo delle donne allo sforzo bellico crebbe mano a mano che si era manifestata la penuria di uomini: tra le Il loro ingresso nel campo del lavoro aveva inizialmente suscitato qualche perplessità da parte del sesso forte; a Roma l'impiego delle donne tramviere aveva provocato uno sciopero ad inizio , ma fu facile per gli imprenditori dimostrare che le liste di collocamento erano assolutamente vuote e che, se la produzione doveva continuare ad aumentare, l'unica grande riserva era la manodopera femminile.

I salari erano molto modesti, ma la sensazione di avere per la prima volta una vita extra-familiare, la sensazione di sottrarsi alla tutela maschile e l'impressione di contribuire in modo indiretto alla guerra, diede alle donne un forte incoraggiamento nell'impegno lavorativo []. Ma la figura femminile divenne anche fondamentale per rassicurare e rinforzare lo spirito degli uomini che combattevano in trincea. Le donne vengono utilizzate per una sorta di maternage di massa, dove i lavori domestici di taglio e cucito e lavorare a maglia, sia in casa propria che in forme associative di gruppo, diventano utili per fornire calze, guanti e indumenti caldi al soldato al fronte.

Nasce poi una figura innovativa, intermedia tra la collaboratrice domestica e l'attività di crocerossina, ossia la "madrina di guerra".

A differenza della crocerossina che si prende cura del ferito con la cura medica e le parole di conforto, la madrina basa la sua attività di assistenza con la parola scritta.

Si hanno notizie di lettere di matrice scolastica in cui le maestre stimolavano intere classi di scolare a questa forma di assistenza spirituale a distanza, che viene ad essere anche una forma d'epoca di educazione civica []. Ma le figure dell'infermiera e della madrina non tolgono alla famiglia il ruolo principale dell'immaginario collettivo, mediato in ogni sorta di rappresentazione scritta e figurata, dalla pubblicistica, alle cartoline, alla pubblicità e alla propaganda.

E al centro del centro possiamo trovare due varianti della figura femminile, la madre e la sposa. Dominate è la prima, poiché la raffigurazione d'epoca usava sottolineare la maternità anche nella seconda, circondando la moglie del soldato di una "nidiata" di bambini, ponendola quindi come vedova. La vera coppia è quella madre-figlio, mentre la coppia moglie-marito viene ridotta e assorbita dall'universo della famiglia. E alla famiglia fanno anche riferimento i provvedimenti di Stato: sia quelli di carattere assistenziale sussidi, pensioni, assicurazioni , sia quelli di carattere intimidatorio e punitivo come quando sulla porta del disertore si affiggono i simboli del reato, nell'intenzione di travolgere nella disistima la famiglia del colpevole [].

Se in nemici fossero stati dipinti feroci e vigliacchi, i soldati avrebbero combattuto con più convinzione e i civili avrebbero scagliato contro il nemico, e non contro i governanti le loro maledizioni. Era inoltre necessario, per evitare pericolose generalizzazioni, dipingersi nobili, valorosi, buoni ed eventualmente ingenui []. Tra la fine del ed il si ebbe in Italia un'imponente campagna di stampa a favore dell'entrata in guerra: l'ala interventista degli ambienti economici - industriali e finanziari legati all'industria pesante e alla produzione bellica, come l' Ansaldo , la Fiat e la Banca Italiana di Sconto - finanziarono i principali organi di stampa per premere sul governo a favore dell'entrata in guerra a fianco dell'Intesa.

Gli intellettuali furono favorevoli all'entrata in guerra e lo dimostrarono attivamente, con un'unanimità che li rese, nonostante le diversità di argomentazioni, una categoria compatta. Gli interventi del governo per l'assistenza e la propaganda rimasero per lungo tempo sporadici e casuali. Solamente con il governo Boselli furono istituiti due ministeri senza portafoglio , uno per la propaganda, affidato al senatore liberal-nazionale Vittorio Scialoja che poi ridusse le sue responsabilità alla sola propaganda all'estero , ed uno per l'assistenza civile, affidato all'interventista repubblicano Ubaldo Comandini.

Questi dal luglio ebbe la responsabilità della propaganda interna, e dal febbraio , del neonato Commissariato Generale per l'Assistenza Civile e la Propaganda Interna []. Alle carenze statali supplirono numerose associazioni private che si assunsero l'onere dell'assistenza civile; alcune di esse sorsero nei primi mesi del con fini di educazione nazionale e assistenza alle classi popolari più colpite dalla mobilitazione.

Con il prosieguo della guerra divennero numerosissime, e molte di queste si coordinarono nell'estate del nelle Opere Federate di Assistenza e Propaganda Nazionale, dirette dallo stesso Comandini. Fu un organismo unico, privato, formato da 80 segretari provinciali e commissari, e divenne la principale organizzazione utilizzata dal governo per l'assistenza e la propaganda patriottica nei confronti della popolazione civile [].

Successivamente le Opere Federate fornirono agli ufficiali P materiale per l'assistenza delle truppe al fronte e controllarono i soldati in licenza; Opere Federate e Servizio P furono organizzazioni che presentavano alcuni aspetti similari, a partire dal reclutamento, per cui i responsabili erano scelti dai vertici.

I segretari in entrambe le strutture godevano di larga autonomia nella scelta dei collaboratori, che venivano reclutati su base volontaristica e senza preclusioni di classe. Un altro elemento utile al governo per controllare l'opinione pubblica venne rappresentato dalla censura dei giornali italiani. I corrispondenti di guerra conoscevano bene la realtà del fronte, inviavano notizie circostanziate ai direttori dei loro giornali, ma tacevano con il pubblico dei lettori, pubblicando articoli che nascondevano, e in alcuni casi falsificavano, gran parte della verità, in un'opera cosciente di disinformazione.

Ma la deformazione della verità dipendeva soprattutto dai suggerimenti delle autorità preposte al controllo degli organi di stampa, e desiderose di presentare al pubblico un quadro ottimistico della situazione, e in gran parte del pubblico, ansioso di leggere sui giornali le notizie buone e non quelle cattive [].

Già verso la fine del Giovanni Papini scriveva su il Resto del Carlino che la gente si limitava a guardare i titoli ed i comunicati ufficiali e che presto, forse, non avrebbe letto nemmeno più quelli. Questo fu probabilmente dovuto al fatto che i lettori, pur avendo la vaga sensazione di essere ingannati, cercassero nei giornali solo la conferma delle loro illusioni e genitori e spose, le rassicurazioni necessarie per scacciare dalla mente immagini troppo angosciose.

Coloro i quali avevano avuto la fortuna di sfuggire a quegli orrori preferivano invece non vederli scritti nei giornali, proseguendo la loro vita di sempre []. Il tema delle condizioni che dovettero affrontare le popolazioni soggette alla provvisoria amministrazione nemica è stato a lungo un tema trascurato dalla storiografia italiana, messo in secondo piano a confronto della situazione militare. Le fonti a proposito non mancano, soprattutto per quanto riguarda i resoconti e i documenti scritti e iconografici conservati negli archivi viennesi, che furono utilizzati dagli studiosi austriaci per ripercorrere le fasi finali, l'amministrazione militare e le condizioni delle truppe austro-ungariche sul fronte italiano.

Mentre da parte italiana esiste un'abbondante memorialistica che appare generalmente influenzata dallo spirito patriottico e che descrive la presenza nemica in termini di miseria, prepotenza e sopraffazione, ovviamente in contrasto con molta della documentazione austriaca, che al contrario, essendo in parte prodotta da apposite sezioni dell'esercito, mostra gli aspetti rassicuranti della situazione, e la tranquillità della popolazione nei confronti degli occupanti [].

Nel fu condotta un'inchiesta ufficiale sul comportamento dell'esercito occupante basata sulla raccolta di rapporti, testimonianze di parroci, amministratori, persone autorevoli che l'avevano vissuta. I risultati furono poi raccolti in una pubblicazione in sette volumi dal titolo Relazione della Reale commissione d'inchiesta sulle violazioni del diritto delle genti commesse dal nemico , pubblicati tra il e il


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