Blog di viaggio di Andrea. Spero che questo blog mi aiuti a viaggiare!

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UNINSTALLABILITY SCARICA


    UninstallAbility. Aurelitec, Inc. valutazione. 0. Advertisement k. Valuta questa App. UninstallAbility screenshot 1. Informazioni tecniche. Licenza: Gratis. UninstallAbility rende possibile la disinstallazione di qualsiasi programma in un qualunque momento, anche qualora uno o più file, necessari per avviare la. Scarica app su Disinstallatori per windows come cm diskcleaner, soft organizer, slimnet uninstaller. UninstallAbility icon ramesh · ToolbarCop. Di ramesh. Indispensabile quando il registro di disinstallazione di Windows fa i capricci: Uninstall Abilty realizza copie di backup delle informazioni necessarie, richiamabili.

    Nome: uninstallability
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    Sistemi operativi: MacOS. iOS. Windows XP/7/10. Android.
    Licenza:Gratuito (* Per uso personale)
    Dimensione del file: 68.59 Megabytes

    This banner text can have markup. Search the history of over billion web pages on the Internet. Con I. In caso di mancato recapito rinviare all'ulf. Cartucce a salve risparmiate sugli inchiostri pag. Sul CD troverete la maggior parte degli approfondimenti corredati da esempi pratici articolo a pag.

    Guide all'acquisto In questo numero del CD Guida presentiamo i dati completi per l'acquisto di PC per giocare, notebook, fotocamere digitali, stampanti laser confrontati per prezzo, produttore e indice ideale.

    TAG etichetta l'indicazione d'inizio e di fine che si usa per delimitare l'efficacia di un marcatore, spesso usata come sinonimo di quest'ultimo. Molti tag HTML sono binari, vale a dire operano a coppie e richiedono un tag di apertura e un tag di chiusura per completare la marcatura. Ed ecco Beatrice Demont, la BeaBea della community di Pc Open, ventinove anni, solida e determinata, una ragazza che alla tastiera del pianoforte ha preferito quella del computer.

    Infatti spiega:"Nasco come maestra di pianoforte, diplomata al Conservatorio di Genova, la mia città. Ma dopo un po' di tempo e di tentativi , mi rendo conto che in ambito musicale non ci sarebbero state speranze, quindi decido di iscrivermi all'università, alla Facoltà di Lingue".

    Prosegue gli studi con successo fino al giorno fatidico in cui si incaglia in un computer. Mi piazzano davanti a un PC nel laboratorio di facoltà e mi dicono come si accende. Intorno a me matricole chattano, scambiano e-mail con tutto il mondo, scorazzano sulla Rete: invidia, quindi ferocia. Parte dal computer, lo acquista, prende una "sola": "un chiodo, il commerciante mi aveva fregato.

    E ora che ci faccio? Un suo amico le consiglia di acquistare PC Open. Contemporaneamente preparavo l'esame di informatica con il professor Parodi, che richiedeva come esercitazione la costruzione di un sito Web. Partivo da zero, ma con costanza, prima imparando a utilizzare bene Office poi programmi come Arachnophilia, e Front Page, nel giro di sei mesi ho preparato l'esame, creato il sito e preso 30 con tanto di stretta di mano del professore e offerta di lavoro in facoltà appena se ne sarebbe verificata l'opportunità".

    Che si è concretizzata proprio in questo mese: attualmente Beatrice fa una sostituzione come assistente e-learning al Centro Linguistico Multimediale di Interfacoltà Climi e al Centro di Teledidattica dell'Università di Genova.

    Il suo sogno? Rimanere in facoltà e aprire un centro studi ricerche volto allo scambio di informazioni letterarie e critiche tra Italia e Francia. Fondamentali per questo, le sue competenze informatiche e ovviamente linguistiche.

    E, come ci si poteva aspettare da lei, non ha certo perso tempo: visto che Genova nel sarà Città della Cultura, ha già inviato il progetto alla Provincia. BeaBea, noi di PC Open facciamo il tifo per te!

    Daniela Dirceo indicano in che modo applicare il tag al contenuto e che viene indicata nel tag di apertura di una qualsiasi coppia di tag che consenta attributi. Possiamo modificare il tag di apertura aggiungendo un attributo che determina l'allineamento del titolo: align. Uno dei valori da esso consentiti è right. Notate che il valore di un attributo deve essere sempre compreso tra virgolette. Questa regola non è imposta dai browser moderni, ma diventa essenziale per una futura conversione verso XML.

    Nell'esempio sopra l'identificatore è hi. Le virgolette doppie " sono pericolose anche quando usate all'interno del testo perché vengono normalmente utilizza- te da HTML e dai linguaggi di scripting per passare i parame- tri di un comando.

    Sostituitele sempre con il codice equiva- lente previsto da HTML " e fate altrettanto con i caratteri speciali e le vocali ac- centate.

    Anche la lunghezza dei nomi è importante. Il DOS è limitato a 8 caratteri di nome e 3 caratteri di suffisso, il Macin- tosh si ferma a 31 caratteri, Windows dalla versione 95 in avanti consente di usare caratteri e lo stesso vale per Unix. Pro- babilmente l'approccio miglio- re è di mantenersi al di sotto dei 31 caratteri e usare ovun- que possibile caratteri minu- scoli per i nomi dei file e delle directory, in tal modo il sito po- trà spostarsi su macchine Win- dows, Macintosh o Linux senza problemi.

    È anche importante rispetta- re i suffissi che seguono i nomi dei file e che permettono al browser di riconoscerne la na- tura e di trattarli di conseguen- za. I più comuni sono. HTM o. HTML per le pagine in genera- le. I due sono intercambiabili in Windows, e su gran parte dei server Unix e Linux di recente concezione, a meno che siano stati configurati altrimenti.

    Ma- cintosh usa in modo nativo il suffisso. Per le imma- gini i suffissi riconosciti dai browser sono. PNG per grafica e foto, anche se que- st'ultimo è tuttora poco diffuso. Il nome della home page, cioè della prima pagina del sito, è determinante perché va rico- nosciuto automaticamente dal particolare sistema operativo La struttura gerarchica g] T di un sito.

    La mappa è stata realizzata mediante lo strumento di disegno siti di Adobe GoLive 6. Una volta che la mappa è definita, il programma genera tutte le pagine e le directory necessarie a rappresentarla. Il nome di questo file "indice" è index. Le al- tre pagine possono avere un nome a piacere, an- che se c'è chi consiglia di crea- re dei file index.

    Infatti in server cerca automaticamente tale file ogni volta che digitiamo un indiriz- zo che finisca con il nome di una directory senza specificare nient'altro, ad esempio www.

    Collocare i file grafici e multimediali Per comodità, le immagini abbinate a una particolare pa- gina HTML vengono spesso collocate nella stessa directory che ospita la pagina creando un sistema di cartellette diviso per argomenti oppure per pe- riodi temporali, a seconda del tipo di contenuti del sito. In tal modo, tutti i contenuti relativi a un determinato argomento sono raccolti in una singola cartella e quando dovessimo aggiungere o variare qualcosa sapremmo dove cercare.

    Ecco come si traduce sul disco la struttura a directory per realizzare un sito che contenga gli articoli di questo corso per Webmaster. Notate che, trattandosi di un sito statico, abbiamo raggruppato gli articoli in base all'argomento e li abbiamo inseriti in una directory di nome esplicativo. Anche i nomi dei file sono di tipo esplicativo. Non abbiamo seguito la convenzione di scrivere tutto in minuscolo per renderli più facili da capire nell'immagine.

    Come ve- dremo più avanti, un beneficio ulteriore di raggruppare nella stessa cartella tutti gli elemen- ti necessari è la semplificazio- ne dei link. Le immagini che invece sono comuni all'intero sito loghi, icone, pulsanti si trovano di solito in una cartella unica, im- mediatamente sotto la root del sito e accessibile da tutte le al- tre pagine.

    In tal modo saremo sicuri di avere una singola co- pia di ciascun elemento grafico e di poterla modificare a piace- re sapendo che la variazione sarà immediatamente disponi- bile in tutto il sito. Tuttavia, se pensate di con- vertire il vostro sito da statico a dinamico, diventa opportuno collocare in una directory uni- ficata anche tutte le immagini di contenuto, indipendente- mente da dove si trovi la pagi- na a cui si riferiscono.

    La prima parte dello URL contiene solitamente il dominio abbinato al sito su cui la pagina è residente, seguono immediatamente dopo le eventuali directory da attraversare prima di arrivare alla pagina, prendendo a riferimento di partenza la directory radice mot del sito entro cui si trova la home page nome delle immagini relative, sapendo che sono tutte collo- cate nella stessa directory.

    Se metteste nel database ogni file grafico per intero fini- reste per appesantire il sistema e rallentare il sito, se invece do- veste codificare nel database, oltre al nome dell'immagine, anche la relativa posizione, fi- nireste per complicarvi la vita e vincolare il database a una particolare struttura di direc- tory. Tornando ai siti statici, è consigliabile in ogni caso uti- lizzare due directory separate per le immagini di servizio del sito loghi, elementi grafici del- la pagina, bottoni e per le im- magini di contenuto.

    In questo modo chi lavora al manteni- mento del sito Webmaster potrà operare senza toccare le immagini di contenuto e il con- tent editor o content manager potrà aggiungere immagini fo- tografiche e disegni senza can- cellare inavvertitamente ele- menti grafici essenziali per la costruzione dell'intero sito.

    Inoltre entrambi potranno trovare le proprie immagini al volo, senza rovistare in mezzo ad altri file di cui non conosco- no il contenuto. I file multime- diali, ossia audio e video, ven- gono spesso inseriti nella stes- sa directory che contiene le immagini, tuttavia vale la pena di prevedere un cartelletta a parte, se non altro per ordine. Domini reali e virtuali La navigazione di un sito av- viene per mezzo di collega- menti ipertestuali che indicano il percorso per passare da una pagina all'altra.

    L'interso sito è in modo gerarchico, lineare o completamente libero iperte- stuale come descritto nei vari sistemi di organizzazione delle informazioni vedi Tecniche di progettazione nella lezione 1. Il sito stesso poi è accessibile sul Web per mezzo di un indi- rizzo universale, detto Uniform Resource Locator URL , che identifica il particolare server che lo sta ospitando.

    Nella pra- tica, lo URL digitato dal naviga- tore non riflette quasi mai l'in- dirizzo del server in quanto ta- le, perché quest'ultimo è spes- so complicato da ricordare ol- tre che fuorviante. Il domino è solita- mente composto da tre ele- menti separati da un punto.

    Il più importante dei tre elemen- ti di chiama Top Leuel Domain e si trova all'estrema destra del nome a dominio e indica il tipo di categoria a cui il dominio stesso appartiene: COM per commerciale, ORG per le orga- nizzazioni senza fini di lucro, IT per i domini concessi a perso- ne e società residenti nel terri- torio italiano. Questa prima parte del dominio è assegnata alla gestione di organizzazioni internazionali che ne defini- scono le regole di assegnazio- ne. La seconda spostandosi verso sinistra contiene il nome scelto da chi registra il domi- nio, ad esempio pcopen.

    Spesso non viene usata e la si riempie con la dicitura www per indicare che si tratta di un server che contiene pagine Web, tuttavia potrebbe essere utilizzata per creare infinite variazioni del dominio che puntino, ciascuna, a siti separati. Ad esempio, la- boratorio. Chiude l'elenco l'indicazione del tipo di protocollo utilizzato per il trasferimento delle infor- mazioni, cioè l'Hypertext Tran- sfer Protocol, HTTP , nel caso delle pagine Web. Vale a dire, il vostro nome a dominio è con- servato su una macchina diver- sa dal server che ospita il sito, vale a dire su un computer sem- pre accessibile via Internet che rimanda verso il server reale non appena lo si interroga.

    Tale computer solitamente appartiene alla società a cui avete affidato la conservazione del vostro dominio, tecnica- mente definita maintainer. Spesso si tratta di chi vi ha venduto il dominio in primo luogo, talvolta è invece l'ISP che ospita il vostro sito su uno dei suoi server.

    S testlabs testlabs. Spesso quest'ultima è un sistema del maintainer, cioè l'organizzazione che si limita a ospitare il dominio e tenerlo vivo, senza farlo corrispondere, come da regola, alla directory radice mot del vostro sito. Si parla quindi di dominio virtuale che rimanda verso la macchina reale che ospita il sito ad pagina all'altra. L'interso sito è directory radice mot del vostro sito.

    È semplice da realizzare e funziona sempre a condizione di mantenere pagina di partenza e oggetto di destinazione nella stessa cartella, dovunque questa si trovi all'interno del sito Collegamento relativo indiretto consigliato home page articoli testi immagini t testo.

    Affidare il nome a dominio a chi ve l'ha venduto è la solu- zione più rapida e meno costo- sa, e qualora costui sia anche il vostro provider, potrete richie- dere garanzie sull'efficienza tecnica del collegamento tra i due server.

    Peraltro tale approccio au- menta i vincoli verso quel par- ticolare provider poiché, nel momento in cui voleste cam- biare dovreste anche spostare la posizione del nome a domi- nio, con inevitabili ritardi di propagazione degli aggiorna- menti sulla Rete e temporanea invisibilità del vostro sito. Quando lo digitiamo, il do- minio virtuale ci dirotta verso la macchina server e all'interno della particolare directory che il provider ha riservato al no- stro sito lo stesso server in- fatti contiene quasi sempre di- versi siti in directory diverse.

    Collegamenti assoluti e relativi Questo genere d'indirizzo prende il nome di collegamen- to assoluto poiché contiene tutte le informazioni necessa- rie per arrivare alla pagina sen- za conoscere il punto di par- tenza. È il tipo di link che utiliz- zerete per mandare alla pagina da un sito esterno oppure dal- l'interno del testo di una new- sletter che spedite ai vostri na- vigatori abituali per informarli delle novità.

    Funziona in qual- siasi circostanza perché è au- tosufficiente, ma non viene mai usato per i collegamenti interni del sito perché ogni volta che si digita un indirizzo assoluto, il browser esce dal sito, cerca il dominio, individua il server fi- sico corrispondente, ritorna su quest'ultimo, completa l'indi- rizzo e ritorna nel sito, con vi- stosi rallentamenti alla naviga- zione e congestione del server che gestisce le richieste del no- me a dominio.

    Di conseguenza, per i pas- saggi interni al sito, si usano collegamenti relativi che indi- cano le sole informazioni indi- spensabili per raggiungere il fi- le a partire dalla posizione in cui ci si trova. Ne esistono di tre tipi. Chiameremo il primo, il più semplice, link diretto per- ché si riferisce alla cartella in cui già ci troviamo. Prendiamo l'esempio di un'immagine "gra- fica. Nel momento in cui legge questo indirizzo, il browser sa che deve cercare il file "grafi- ca. Suppo- niamo adesso di avere una di- rectory "testi" e una directory "immagini" di pari livello en- trambe contenute nella direc- tory "articoli" e che la nostra pagina "testo.

    Dobbiamo usare un link in- diretto e dire al browser di uscire dalla directory "testi" in cui si trova la pagina "testo. Nel caso in cui dovessimo spostare la pagina "testo. Per ovviare a tale inconve- niente si usa un'altra forma di link relativo che alcuni defini- scono, erroneamente, assolu- to, ma che invece noi chiame- remo link completo.

    In tal mo- do il link continua a funzionare anche nel caso in cui la pagina "testo. La prassi migliore è pertanto quella di usare link relativi indiretti, fa- cendo attenzione a spostare le pagine il meno possibile una volta che il sito è stato svilup- Collegamento relativo completo home page articoli testi scende di 1 livello immagini t grafica. La gestione di queste pro- blematiche diventa in ogni ca- so molto semplice nel momen- to in cui s'impiegano ambienti di sviluppo integrati come Dreamweaver MX o Adobe Go- Live 6.

    In tal caso, se spostiamo un file oppure una cartella da una posizione all'altra, usando le apposite finestre di controllo, verranno aggiornati automati- camente tutti i link che vi fanno riferimento negli altri docu- menti, a condizione natural- mente di averli impostato uti- lizzando le funzioni interne del- l'editor e non direttamente a mano.

    Ci penserà il program- ma, infatti, a costruire i link re- lativi indiretti nel modo più ido- neo, togliendoci dall'impiccio, e a ricostruirli ogni volta che spostiamo qualcosa. Copie locali e aggiornamenti Un sito statico nasce sul computer di chi lo sviluppa e viene trasferito a intervalli pe- riodici sul server di pubblica- zione, copiando magari solo i file che sono stati modificati dopo il precedente aggiorna- mento.

    Per fare in modo che tutto funzioni a dovere è importante usare link relativi sulla propria macchina in modo corretto, ed è anche importante tenere la struttura del disco locale iden- tica a quella del server remoto, altrimenti i link finiranno per interrompersi. Per il trasferi- mento delle pagine finite si usa il protocollo FTP File Transfer Protocol tramite utility speci- fiche, oppure mediante le fun- zioni integrate in gran parte degli Editor HTML commercia- li e gratuiti.

    I più ricchi tra questi, offro- no anche un pannelli di con- trollo dell'intero sito che con- sentono di esaminare in detta- glio ciascun elemento, eseguire simulazioni e verifiche in loca- le prima dela pubblicazione fi- nale.

    Nel concreto, il template contiene l'intero codice HTML necessa- rio per l'ossatura di una pagina vuota. Avrà quindi gli elementi di navigazione e gli spazi in cui inserire successivamente i con- tenuti testo e immagini con anche le eventuali informazioni stilistiche font, colore, sfon- do, eccetera. Ogni volta che sarà necessario produrre una nuova pagina, basterà copiare il template, inserire il contenu- to e aggiungere eventuali link. In que- st'ultimo caso, ogni volta che ag- giorneremo il template, saranno aggiornati anche gli elementi fis- si navigazione, pie' di pagina, eccetera contenuti nelle pagine prodotte nel frattempo a partire da tale template.

    Lavorare con i template sen- za un editor che li gestisca in automatico aggiunge tempo al ciclo di produzione, ma il tem- plate offre il duplice vantaggio di garantire uniformità a tutte le pagine del sito e di consenti- re un più semplice passaggio a un'architettura dinamica.

    Que- st'ultima infatti si basa unica- mente su template ai quali so- no stati aggiunti marcatori rea- lizzati in un linguaggio di scrip- ting che prelevano il contenuto da un database, invece che ri- chiedere l'inserimento manua- le da parte del Webmaster o del content editor. Da notare che il sito dinamico non avrà altre pagine al di fuori dei tem- plate, infatti qualsiasi pagina di contenuto verrà prodotta automaticamente al momento della richiesta da parte del na- vigatore, travasando nel tem- plate le informazioni prese dal database, e cesserà di esistere subito dopo.

    Per tale motivo, abituarsi a lavorare per tem- plate costituisce un'ottima pa- lestra per affacciarsi al mondo del Web dinamico.

    XP-2000lite 1.5

    La traduzione non è mai per- fetta, sia perché gli strumenti stilistici offerti dall'HTML sono più rozzi di quelli disponibili in un programma di disegno o di videoimpaginazione orientato alla stampa su carta, sia perché non esiste alcun modo per con- trollare esattamente l'aspetto che la pagina avrà quando vi- sualizzata dal browser del na- vigatore.

    A differenza della pagina di una rivista, che giace comple- tamente sotto il controllo del- l'impaginatore, la pagina Web, per sua stessa natura, nasce per essere visualizzata sui tipi più disparati di computer, equi- paggiati con i browser più di- versi e con ogni genere di si- stema operativo.

    Sul Web si sono consolida- ti due approcci ricorrenti per la strutturazione delle pagine per un approfondimento del tema rimandiamo a "Web desi- gn arte e scienza" edito da Apo- geo. Il primo modello prende il nome di schema tre-quattro pan- nelli e moduli e prevede nella parte alta una zona orizzontale che contiene il logo del sito, eventuali banner e l'indicazio- ne di dove ci si trova in quel momento all'interno del sito medesimo. Il secondo pannel- lo, costituito da una verticale a sinistra, contiene di solito la barra di navigazione e infine il terzo pannello, centrale, ospita il contenuto.

    I pubblicitari la definiscono, in gergo, area extramercial, per- ché ospita banner e bottoni se- condari, in aggiunta a quelli primari in testa alla pagina. So- litamente la si utilizza anche per elementi di servizio, come la finestra di login, la naviga- zione locale link che collegano tra loro varie parti di uno stes- so articolo , i bottoni realizzati dal marketing per iniziative promozionali oppure dal con- tent manager per evidenziare altri contenuti del sito.

    Dove cade la piega Un altro concetto importan- te nel progettare una pagina e, in particolare la home page, è la caduta della piega o old, al- l'inglese. Si tratta del limite in- feriore della porzione visibile della pagina prima di eseguire 10 scrolling. Infatti, solo una parte dei na- vigatori esegue lo scrolling ver- ticale della home page per ve- dere il contenuto sottostante, dopo la piega below the fold. Quali sono le competenze di un Webmaster? Che cos'è un editor HTML di tipo testuale?

    Che cos'è un editor visuale? Che cos'è un ambiente di sviluppo integrato? Quali sono i due possibili schemi per organizzare le informazioni? Quante possibili strutture esistono per la mappa di un sito?

    Quali sono gli strumenti di navigazione offerti dal browser? Quali sono le dieci regole per un buon sistema di navigazione?

    Che differenza c'è tra un sito statico e uno dinamico? Che regola seguire nella strutturazione delle directory? Che differenza c'è tra un collegamento assoluto e uno relativo? Che cos'è un template? Che cos'è la piega? Cos'è HTML? Cos'è un marcatore markup in cosa si differenzia da un tag? Quali sono i più comuni sistemi per "impaginare" un documento Web? Per compensare in parte il problema della piega e rendere il più visibile possibile i conte- nuti interni del sito, alcuni por- tali hanno inventato un altro modello di pagina, denominato in gergo LSD dall'inglese Logo, Search box and Directory.

    In pratica fa quel che dice: apre la pagina con il logo e con le infor- mazioni che permettono al na- vigatore di orientarsi sulla sua posizione attuale e di navigare nelle sezioni principali, prose- gue subito sotto con la finestra di ricerca, messa molto in ri- salto perché costituisce uno degli elementi di navigazione primari per un portale e finisce con la Directory, ossia la clas- sica visualizzazione tabellare degli argomenti che troviamo in Yahoo, Virgilio, Libero e tan- ti altri.

    Quest'ultima è l'elemen- to centrale del modello poiché consente di creare una struttu- ra di navigazione molto ricca, in aggiunta alla barra standard, che offre immediata visibilità di quel che c'è sotto la home page.

    Sempre secondo le indica- zioni di Nielsen, e non solo, il navigatore medio si ferma per 8 secondi su una qualsiasi pa- gina prima di decidere se ap- profondire oppure andare al- trove, dunque la home page deve offrire a colpo d'occhio ogni possibile strumento per capire cosa ci sia all'interno del sito.

    È invece pessima e depreca- ta la prassi del tunnel, vale a di- re la presentazione ai nuovi na- vigatori di una sequenza di pa- gine promozionali da attraver- sare obbligatoriamente prima di arrivare alla home page vera e propria. Altrettanto depreca- ta, benché meno dannosa, la fa- migerata splash page, una pagi- na d'introduzione animata che cerca di spiegare lo scopo del sito e che prevede, solitamen- te, un pulsante skip intro per procedere direttamente alla home page del sito.

    Impostare gli spazi del "canovaccio" Definita la struttura della pa- gina, bisogna "prendere le mi- sure" prima di cominciare a scrivere il codice HTML vero e proprio. In gergo ci chiama can- vas, ossia canovaccio, l'area per costruire una pagina Web che stia nello spazio disponibi- le all'interno della finestra del browser. Tale spazio varia in funzione del browser, del siste- ma operativo e della quantità di pannelli e strumenti acces- sori che il navigatore mantiene visualizzati. I due parametri importanti da conoscere sono larghezza e altezza del canovaccio, misu- rati in pixel.

    Deriva il suo nome dalle iniziali delle parole inglesi Logo Search Directory. Un modello inizialmente reso popolare da Yahoo e adottato da gran parte dei portali per la realizzazione della loro home page.

    La pagina viene divisa in tre fasce orizzontali, consecutive. La prima contiene il logo del sito e gli eventuali elementi di navigazione globale del sito. La terza directory ed elenca le principali categorie e sottocategorie d'informazioni o servizi offerti.

    Di solito, a fianco della directory troviamo anche colonne verticali che contengono informazioni, ulteriori elementi di navigazione e bottoni promozionali mento , tolta l'eventuale barra di scorrimento verticale. L'al- tezza è invece il numero di pixel disponibili nella finestra prima della "piega".

    Per capire quanto sia effetti- vamente grande il canovaccio, dobbiamo assegnare dimensio- ni in pixel ai vari elementi. Si comincia dal considerare la ri- soluzione del video utilizzata dal navigatore. Se immaginia- mo che la media dei navigatori oggi disponga di monitor con almeno x pixel di riso- luzione, scopriamo che l'area massima effettivamente utile per lo sviluppo è di x pixel, calcolati empiricamente su una finestra di Internet Ex- plorer all'interno di Windows XP con le principali barre di co- mando attive.

    In generale vediamo che la di- mensione considerata media- mente sicura per produrre una pagina visualizzabile sia di x pixel per schermi da x pixel, x pixel su schermi da x i più dif- fusi e x pixel su scher- mi da x L'elemento più vincolate è naturalmente la larghezza, poi- ché in lunghezza è sempre pos- sibile eccedere, ricorrendo allo scorrimento verticale della pa- gina scrolling , mentre lo scrolling orizzontale, benché usato da alcuni siti, va sicura- mente evitato.

    ESSENZIALI

    Vediamo che i diversi siti standardizzano di- verse misure di larghezza: Yahoo Italia, ad esempio, ha pagine larghe pixel, Virgilio e Libero GOL arrivano a pixel. Una volta decisa la larghezza complessiva della pagina, che sarà anche la larghezza del pri- mo pannello, cioè quello con- tenente il logo, dobbiamo sta- bilire le dimensioni delle co- lonne o pannelli che seguono, uno parallelo all'altro.

    Una vol- ta impostate tutte queste indi- cazioni, siamo pronti a costrui- re la pagina vera e propria. Tecniche d'impaginazione Il Web non prevede stru- menti per l'impaginazione gra- fica di elementi sulla pagina. Nato in origine per visualizzare semplici testi chilometrici, con occasionali immagini annegate nei testi medesimi, l'HTML non fornisce marcatori per dispor- re gli oggetti nella posizione che vogliamo e con le propor- zioni desiderate. La soluzione elaborata dai progettisti è stata di ricorrere alle tabelle, nate in origine come strumento per la visualizzazione tabulare di dati e trasformatesi nel principale mezzo d'impaginazione del Web.

    Ogni elemento viene in- serito all'intero della cella di una tabella invisibile e combi- nando celle e righe contigue si arriva alla costruzione comple- ta della pagina. Il codice che ne risulta è abbastanza comples- so e richiede una certa espe- rienza, ma funziona nella gran parte dei browser. L'alternativa più rozza e im- piegata solo nei primissimi tempi del Web, quando le ta- belle ancora non esistevano, consisteva nel creare una gran- de immagine che contenesse informazioni cliccabili che poi rimandavano a pagine interne di testo.

    Tecnicamente questo genere di immagini prende il nome di imagemap oppure mappe di immagini e vengono ancora utilizzate in alcuni con- testi particolari, ma comporta- no lentezza nel caricamento date le dimensioni del file gra- fico e complicazione nell'ag- giornamento dei contenuti. In alternativa, nel tempo, si sono sviluppati altri tre stru- menti d'impaginazione. Il più semplice e grossolano prende il nome di trame e consente di suddividere la finestra a video in tante finestre più piccole, ciascuna contenenti una pagi- na indipendente.

    Suddividen- do i contenuti nelle diverse pa- gine e regolando le dimensioni dei frame, possiamo produrre un'impaginazione approssima- tiva, ma funzionale. Vedremo più avanti quali sono i vantaggi e gli svantaggi dei frame. Un altro strumento, sicura- mente indicato per il futuro, ma ancora poco supportato dai vari browser, sono i fogli di stile CSS , mediante i quali è possibile posizionare gli ele- menti sulla pagina indicandone le coordinate.

    Prendiamo un tipico portale Internet e misuriamo empiricamente lo spazio effettivamente disponibile per la visualizzazione della pagina all'interno del nostro browser in questo caso Internet Explorer con le principali barre di comando attivate su uno schermo della risoluzione complessiva di x pixel.

    Scopriamo di avere x pixel. Nella pratica, il limite consigliato è di x pixel sono i livelli layer di Netsca- pe che tuttavia stanno caden- do in disuso con il ridimensio- narsi della diffusione di tale browser. Chiude l'elenco l'impagina- zione grafica realizzata me- diante strumenti particolari co- me Flash.

    In tal caso usciamo completamente dal dominio dell'HTML e generiamo pagine che possono essere visualizza- te solo mediante l'impiego di speciali plug-in moduli ag- giuntivi nel browser del navi- gatore. Troviamo che la pagina che ha una larghezza di pixel sta comodamente nel canovaccio di x pixel. Il valore di canovaccio consigliato per compatibilità con tutti i browser nelle condizioni di default senza barre di navigazione opzionali è di x pixel Le riSpOSte alle domande di pag.

    Progettare la struttura di un sito partendo dai contenuti che si vogliono pubblicare e dal percorso di navigazione che meglio si adatta alla situazione, produrre una struttura di pagina HTML che sia leggera, compatibile con i diversi browser e vicina alle specifiche grafiche previste per il sito, conoscenza perfetta dei linguaggi usati per costruire le pagine HTML, Javascript, Perl CGI, DHMTL, CSS. Sono programmi per l'inserimento manuale facilitato di codice HTML.

    Permettono di inserire i marcatori usando icone oppure voci di menu e controllano la sintassi dei marcatori che abbiamo inserito direttamente. Un programma che nasconde il codice HTML lasciandoci lavorare direttamente sulla struttura visiva della pagina finale, usando strumenti di generazione automatica dei tag simili a quelli offerti dagli editor testuali.

    Un programma che unisce tutte le caratteristiche più avanzate di un editor testuale e di un editor visuale, aggiungendo funzioni per la gestione complessiva del sito e per il controllo di tutti i link. Esatto e ambiguo. Il primo suddivide le informazioni in categorie reciprocamente esclusive, ossia le voci che compaiono in una categoria non compaiono in nessun'altra. Un esempio tipico è un'organizzazione alfabetica, come nel caso di un dizionario, oppure cronologica, come nel caso di un archivio di articoli di giornale, oppure geografica: i locali di una città.

    Il sistema ambiguo si basa sull'esperienza di navigazione del navigatore tipo e cerca di guidarlo quando non sa esattamente cosa cercare. Tre: gerarchia, ipertesto e lineare. La prima è quasi sempre presente complementata dalla seconda quando bisogna creare collegamenti diretti tra zone lontane nello stesso sito o verso siti esterni.

    La struttura lineare è adatta per i corsi on line. Finestra per digitale gli URL indirizzi , i preferiti, i tasti Avanti e Indietro, il tasto home e la visualizzazione dei link già visitati con colore diverso.

    Essere facile da capire, rimanere costante, fornire un feedback, apparire contestuale, offrire alternative, richiedere un'economia di tempo e di azione, fornire messaggi visivi chiari, utilizzare etichette chiare e comprensibili, essere idonea per gli scopi del sito, favorire gli obiettivi e i comportamenti dell'utente.

    In un sito centrato su database, ossia dinamico, è invece possibile avere una pagina campione template all'interno della quale riversare al momento le informazioni più diverse a seconda di quel che l'utente chiede. Riflettere più fedelmente possibile il disegno gerarchico pensato per il sito, usando nomi mnemonici, mantenendo al massimo quattro livelli di profondità, usando solo caratteri minuscoli per documenti e cartelle, creando una cartella centralizzata per le immagini nel caso si voglia poi passare a un sito dinamico.

    Un collegamento assoluto indica I' URL per intero e richiede al browser di uscire dal sito in cui si trova per raggiungere la pagina indicata, anche se questa appartiene al medesimo sito. Un collegamento relativo indica invece la posizione della pagina di destinazione in rapporto alla pagina di partenza oppure alla radice directory della home page del sito. È una pagina campione che ci servirà come modello per molte altre pagine di contenuto del sito.

    L'HyperText Markup Language nasce nel nel laboratorio europeo per la fisica delle particelle CERN come strumento per consentire la creazione e distribuzione di documenti ipertestuali, cioè documenti di testo liberamente interconnessi tra loro.

    Il suo unico obiettivo consiste nella creazione di pagine di documenti visualizzabili via rete sulle macchine più disparate, per mezzo dell'intermediazione di uno speciale programma, denominato browser "sfogliatore", alla lettera che riconosce i comandi HTML e visualizza di conseguenza il testo che essi racchiudono. Il marcatore è una porzione d'informazione che si aggiunge in testa e in coda a un blocco di testo per determinarne i confini, definirne la natura ed eventualmente l'azione da compiere su di esso.

    Il tag etichetta indica l'inizio e la fine dell'area di efficacia di un marcatore. Le tabelle e i frame. L'usabilità si centra in buo- na sostanza sulla ripetizione di modelli che si sono dimo- strati vincenti sul Web e limita l'originalità del sito. Il classico esempio di usabilità è l'auto- mobile: quando salite al posto di guida, il volante e i pedali dell'acceleratore, della frizio- ne e del freno sono sempre nella stessa posizione, qualun- que modello scegliate. I pochi modelli che sono "originali" al- la fine vengono usati poco.

    L'accessibilità di traduce in- vece nel fornire alternative te- stuali a qualsiasi cosa che non sia decifrabile se non guardan- dola su un monitor: tipicamen- te immagini e tabelle. Il suo unico obiettivo consi- ste nella creazione di pagine di documenti visualizzabili via re- te sulle macchine più dispara- te, per mezzo dell'intermedia- zione di uno speciale program- ma, denominato browser alla lettera "sfogliatore" o "visua- lizzatore" che riconosce i marcatori HTML e li elabora, estraendo il testo che essi rac- chiudono e visualizzandolo in funzione del tipo di marcatore usato.

    Costituisce un'edizione ridotta di un linguaggio prece- dente, molto complesso e già ben conosciuto nel mondo scientifico e informatico: lo Standard Generalized Markup Language, del quale mantiene solo le funzioni essenziali per la produzione di documenti di lavoro, adattate al concetto d'i- pertesto. L'HTML codifica ogni ele- mento della pagina mediante un sistema di marcatori, tag al- l'inglese, che si pongono all'i- nizio e in chiusura della por- zione di testo che si vuole con- trassegnare.

    La gran parte dei tag ha un significato struttura- le, vale a dire spiega la natura di quella particolare porzione di testo: titolo, sottotitolo, pa- ragrafo, tabella, immagine, col- legamento link e non dice in che modo visualizzarla. L'in- tenzione originale era di la- sciare al browser la scelta di come comportarsi in funzione delle potenzialità della mac- china su cui era installato.

    Non ap- pena il Web è uscito dal conte- sto universitario per trasfor- marsi, nella metà degli anni No- vanta, in uno strumento com- merciale, si è presentata la ne- cessità di fornire un minimo di estetica e sono nati alcuni mar- catori stilistici che modificano direttamente la visualizzazione del testo viene visualizzato e che hanno trovato la loro mas- sima applicazione nell'HTML 3.

    Tali marcatori stilistici, tutt'ora in uso, sono stati de- precati dal World Wide Web Consortium www. L'attuale orientamento è in- fatti quello di riportare l'HTML a funzioni unicamente struttu- rali, lasciando ai fogli di stile in cascata Cascading Style Sheets il compito di aggiunge- re stile al testo. La sintassi del linguaggio HTML è semplicissima e si ba- sa su parole inglesi comuni. Non occorrono particolari pro- grammi per scrivere una pagi- na HTML, basta infatti un qual- siasi editor di testo.

    L'impiego tuttavia di editor dedicati svel- tisce il lavoro e riduce gli erro- ri. Gra- zie a questo approccio ele- mentare, è facile delimitare la porzione di testo a cui il tag si applica. Nel caso in cui non ci sia al- cun testo tra i due tag, il brow- ser ignorerà il tag e non visua- lizzerà nulla all'interno della pagina.

    Head contiene l'intestazione del documento, invisibile nella finestra del browser con la sola eccezione del titolo. L 'intestazione serve per allegare alla pagina informazioni utili per i motori di ricerca e per altri scopi. I tag HMTL possono essere scritti con lettere maiuscole o minuscole indifferentemente, tuttavia la pagina risulterà più ordinata se cercherete di se- guire una regola.

    Alcuni Web- master preferiscono scrivere sempre i tag tutti maiuscoli per distinguerli più facilmente dal resto del testo effetto otteni- bile anche con la colorazione diversa offerta da molti editor moderni. È possibile nidificare diversi tag al fine di creare un effetto cumulato, in tal caso bisogna sempre chiudere per primo l'ultimo tag aperto come av- viene nelle parentesi in mate- matica e fare molta attenzione a non sovrapporre tag diversi.

    HTML ignora anche i ritorni a capo e di fatto rientri e ritorni a capo servono unicamente per tenere ordine nella pagina e beneficio di chi scrive il codice, ma aggiungo- no caratteri e peso alla stessa. Tutti i ritorni a capo e i rientri prodotti nella pagina HTML originale "source" in gergo con un editor di testi oppure un editor HTML servono uni- camente a tenere ordine visivo tra le righe quando le si scrive, ma aggiunge peso inutile alla pagina finale. Per tale motivo, una volta completato il lavoro, diversi editor HTML consento- no di eseguire un'ottimizzazio- ne rimuovendo tutti gli spazi e i ritorni a capo superflui.

    In tal modo, la pagina sarà più legge- ra e veloce da trasferire, ma sarà anche più difficilmente decifrabile da parte di terzi. In generale i ritorni a capo forza- ti nel codice l'insieme di istru- zioni HTML che compongono la pagina vanno usati con mol- ta prudenza, in particolare vanno evitati in mezzo ai tag, cioè si sconsiglia fortemente di andare a capo lasciando metà degli attributi associati marca- tore su una riga e metà sulla successiva.

    Molto rischiosa l'interruzione di tag che con- tengono link ipertestuali ed elementi di tabella. Alcuni browser generano problemi di allineamento tra le celle di una tabella per il solo fatto che queste erano state separate da un ritorno a capo. Anche nel caso del testo, il consiglio è di andare a capo so- lo quando si vogliono effetti- vamente separare i paragrafi.

    A questo riguardo è bene pre- stare attenzione alle funzioni di "a capo" automatico fornite da alcuni editor. Sono necessarie per leggere chiaramente righe di codice molto lunghe senza dover con- tinuamente scorrere la pagina in orizzontale, ma si dimostra- no deleterie quando realizzate per mezzo di un a capo forzato che rimane nella pagina in per- manenza. Accertatevi che il programma esegua il "soft wrap", cioè il ritorno a capo di- namico delle righe ripiegandole a ca- po solo a video, senza l'aggiunta di ritorni a capo fisici nel documento.

    Usabilità e progetto grafico si fondono in questo libro di gradevole lettura, che codifica i principi concreti da osservare nella progettazione di una pagina e degli elementi di navigazione di un sito. Ricco di esempi, si dimostrerà rivelatorio per molti.

    Hops, pagine, 33,05 euro. Semplice nel linguaggio e limitato agli attibuti fondamentali dei due linguaggi, ottimo per chi comincia grazie anche alle lezioni contenute su CD. MCGraw-Hill, pagine, 30,00 euro. Approccio inedito all'usabilità condotto da uno specialista italiano che riporta i concetti generali di questa nuova disciplina alle peculiarità del nostro Paese.

    Lettura interessante per allargare il proprio punto di vista. Apogeo, pagine, 16,53 euro. Hops, pagine, 8,26 euro. Guida intermedia per imparare lo sviluppo manuale di pagine HTML e l'uso appropriato dei tag più importanti. Strutturato con una grafica facilmente leggibile, il libro è assimilabile anche da un principiante, pur non essendo elementare. McGraw-Hill, pagine, 18,50 euro.

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    Panoramica delle tecniche per la produzione di qualsiasi componente di sito; dalle pagine HTML, ai contenuti multimediali; audio e video.

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    Apogeo, pagine, 25,31 euro. IMCUN ùtjk Riferimento autorevole sui temi della navigabilità di un sito e delle regole che sottendono qualsiasi sistema di navigazione. Da conoscere prima di affrontare la progettazione di un nuovo sito o prima di eseguire il restyling di uno esistente.

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    Combinando i comandi e i contenuti che tro- va lungo il percorso, arriva alla fine a produrre l'impianto de- siderato. Ogni cosa che si trova nella pagina è di fatto un carattere di testo che esprime un coman- do, indica la posizione di un'immagine e le relative di- mensioni, descrive un link esterno, indica un testo da vi- sualizzare, stabilisce la posi- zione dei diversi elementi.

    Poiché nasce per visualizza- re testo che fluisce in conti- nuo, HTML non prevede alcu- na funzione per "impaginare" gli elementi, ossia per collo- carli in una determinata posi- zione nella pagina, all'interno di riquadri o colonne che ab- biano proporzioni ben definite rispetto al resto.

    Se ci affidiamo agli strumen- ti base del linguaggio, l'unica forma di pagina possibile sa- rebbe un testo chilometrico, occasionalmente interrotto da un'immagine o da un link verso altri documenti. In tal caso, pri- ma ancora di cominciare a in- serire il contenuto, ci serve una struttura capace di conte- nerlo.

    Le scelte possibili sono tre: tabella, trame e form. In realtà esiste anche la possibi- lità di collocare gli elementi mediante le funzioni di posi- zionamento dei fogli di stile in cascata, CSS, ma queste ultime non sono supportate da tutti i browser e ne parleremo, più avanti, quando affronteremo il tema dei fogli di stile. Il più diffuso e versatile dei tre sistemi sono le tabelle, per- ché compatibili con tutti i browser e prive di controindi- cazioni in materia di usabilità e di estetica.

    Se le configuriamo senza bordo, le tabelle diven- tano una specie di griglia invi- sibile che tiene al loro posto i vari elementi della pagina, im- magini e testo. Gli unici svan- taggi delle tabelle sono il non garantire l'assoluta stabilità delle dimensioni e delle pro- porzioni tra i componenti e la difficoltà d'implementazione. Particolarità dei frame I frame sono invece più faci- li da realizzare e offrono un controllo molto più rigoroso degli spazi.

    Tuttavia presenta- II i! L'immagine che segue si riferisce a una pagina Web costruita usando una complessa griglia di tabelle nidificate che tengono al proprio posto i vari elementi. Qui vediamo evidenziato in modo grossolano alcune delle tabelle che compongono la pagina. Notate che esiste una tabella principale esterna che ne contiene altre che a loro volta ne contengono altre in uno schema di scatole cinesi no importanti svantaggi di usa- bilità e di estetica.

    In- fatti, con tre o quattro pagine contemporaneamente presenti a video, non è chiaro quale sia la pagina in cui ci troviamo esattamente e in quale dei di- versi riquadri debba essere ca- ricata quella a cui si vuole ri- tornare.

    Inoltre, anche nel defi- nire le istruzioni di navigazione nel sito, dobbiamo sempre in- dicare in quale pannello inseri- re la pagina a cui il link è indi- rizzato, il che complica un po- co i collegamenti ipertestuali.

    In tal caso compariranno una banda di scorrimento verticale e orizzontale a seconda della direzione in cui il contento de- borda rispetto al progetto ori- ginale che sfigurano la pagina e ne complicano l'uso. Form per la registrazione I form o moduli servono a formattare un particolare ge- nere di pagina, quelle utilizzate per raccogliere informazioni dal navigatore. Hanno il tipico formato di un formulario da compilare, con una serie di ca- selle accompagnate dalle rela- tive etichette esplicative, più eventuali menu a tendina da cui scegliere voci già reimpo- state oppure caselle da barra- re per operare scelte immedia- te.

    Sono compatibili con ogni genere di browser possono es- sere a loro volta incapsulati al- l'interno di tabelle o frame, ma non è indispensabile.

    Il quadro competitivo rispetto a Dreamweaver, l'antagonista di sempre, è migliorato drastica- mente sia con l'aggiunta di una doppia vista che abbina in con- temporanea codice e struttura grafica, sia con l'aggiunta di funzioni per il coordinamento del lavoro di gruppo che sono invece assenti dalla piattafor- ma Macromedia.

    Migliorata drasticamente an- che l'integrazione con gli altri prodotti Adobe che vanno a comporre la Creative Suite, in- fatti GoLive 6. Mantenuta infine l'integra- zione con InDesign, il pacchetto di videompaginazione per l'edi- toria tradizionale che consente un efficace passaggio dei con- tenuti dalla carta al Web e vice- versa.

    Al momento esistono due suite che si contendono il mer- cato dei creativi che cercano un ambiente editoriale completa- mente integrato: Adobe Creati- ve Suite, più orientata al mondo dei creativi tradizionali che hanno bisogno di un efficiente sbocco sul Web, e Macromedia Studio MX che si rivolge invece a un ambiente puramente Web e che coordina la generazione di siti statici e dinamici, con particolare enfasi sui linguaggi di scripting e sullo sviluppo di applicazioni.

    Particolarità dell'interfaccia GoLive si differenzia da qual- siasi editor visuale per il fatto di offrire una grande varietà di viste per lavorare sul docu- mento oppure sull'intero sito.

    Adobe Creative Suite Premium, che include anche Photoshop 7. Le categorie sono la pagina nel suo complesso, il codice sor- gente HTML o di altro tipo , il sito e le funzioni avanzate, co- me ad esempio i fogli di stile. La prima categoria di oggetti è la più comune e contiene la pagina con tutti i relativi com- ponenti: tabelle, moduli, testo e immagini.

    La sua lavorazione è imperniata su una finestra di Layout che ne mostra una ver- sione grafica modificabile. Lavorando con il mouse e i menu, è possibile inserire, can- cellare, spostare e ridimensio- nare qualsiasi elemento, osser- vando il risultato immediato a video. Le tecniche di lavoro so- no due: inserire gli oggetti at- tingendo dalla palette dedicata, oppure costruire una griglia vi- siva su cui poi collocare dei se- gnaposto per gli oggetti. La griglia, che assomiglia alla "gabbia" d'impaginazione di una pagina su carta, si trasfor- ma poi automaticamente in ta- bella, collocando tutti gli ele- menti al posto giusto.

    Questa particolare modalità progettua- le, molto vicina al sistema di la- voro di un progettista grafico, non è presente in nessun altro editor HTML e viene fornita dal concorrente principale, Dream- weaver MX, solo grazie all'im- piego di un prodotto comple- mentare esterno, Fireworks MX. Il secondo elemento di lavo- ro che ci accompagna ovunque è la finestra Inspector che mo- stra i parametri di qualsiasi og- getto selezionato permettendo- ci di modificarli senza interve- nire manualmente sul codice.

    In basso alla finestra, come in Dreamwaver, abbiamo l'indi- cazione della larghezza in pixel della pagina su cui stiamo lavo- rando. Rispetto al suo concorrente diretto, Dreamweaver MX, offre funzioni più evolute di gestione delle tabelle, d'integrazione la carta stampata e di gestione di gruppi di lavoro. L'aggiunta di una vista del codice in parallelo alla vista grafica strutturale colma una lacuna che lo vedeva in svantaggio rispetto alle versioni precedenti di Dreamweaver e consente di avere due viste contemporanee della stessa pagina: una con il codice e una con la struttura grafica della stessa.

    È possibile agire su una qualsiasi delle due, osservando subito i cambiamenti riportati nell'altra. Idoneo per chi viene dal mondo della grafica tradizionale e vuole creare siti oppure travasare lavoro editoriale sul Web senza traumi. Forti anche le funzioni di gestione di contenuti multimediali, grazie all'integrazione con LiveMotion.

    È un prodotto complesso con un'interfaccia singolare e richiede un certo impegno per poterne sfruttare a fondo le caratteristiche. Ottime le funzioni di gestione integrata del sito. Dreamweaver, in confronto, appare più orientato allo sviluppatore di siti che centra gran parte della propria attività sulla produzione di codice e sull'integrazione con database.

    Questa visualizzazione dop- pia e contemporanea emula una prerogativa che finora è stata unica di Dreamweaver. La differenza tra i due è che Adobe GoLive non visualizza nella finestra Layout l'effetto prodotto dagli eventuali fogli di stile, ma dispone in compenso di una finestra di Anteprima in- terna al programma che visua- lizza immediatamente la pagi- na nella sua struttura finale, in- vece di dover aprire una fine- stra esterna allo scopo come accade in Dreamweaver.

    Un altro modo unico di GoLi- ve per visualizzare il codice sor- gente a fianco della finestra Layout consiste nella palette del Codice Sorgente. Una finestrella ridimensionabile che si apre so- pra la vista Layout e mostra la porzione di codice che corri- sponde all'area selezionata. Il terzo modo possibile consiste nell'apertura di una speciale fi- nestra denominata Visual Tag Editor che mostra la codifica del particolare tag su sui è posizio- nato il cursore e consente di modificarlo agendo direttamen- te su quella particolare porzio- ne di codice sorgente.

    Operare direttamente sul codice Esiste anche, naturalmente, la finestra per l'editing testuale a tutto schermo. Si chiama fi- nestra Origine e prevede la co- lorazione dinamica degli ele- menti di programma distinta- mente dai tag HTML e dal te- sto.

    Qui, a differenza di altri programmi abbiamo la possibi- lità di scegliere al volo, me- diante icone, che cosa colora- re: i marcatori distinti dai rela- tivi attributi e distinti dal testo, gli elementi nel loro insieme cioè tag, più attributi più testo contenuto all'interno del tag , i soli collegamenti, il codice ese- guibile su server.

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