Blog di viaggio di Andrea. Spero che questo blog mi aiuti a viaggiare!

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    Contents
  1. Recensioni
  2. Download mp3 – ° SMALP
  3. Svegliatevi con Spotify e SpotOn Alarm for Spotify
  4. Virginia Saba compie gli anni: "Luigi mi ha fatto una bellissima sorpresa"

SVEGLIA. Tutti i Segnali di Caserma sono in formato mp3. Gruppo Alpini di Roncegno – Piazza Achille De Giovanni 1- – Roncegno Terme – (Tn). Suoneria Sveglia militare - Suoni militari per Cellulari Android o Iphone. download suoneria gratis Scarica la suoneria in formato Mp3 download suoneria gratis. Signore delle cime, La sveglia, Adunata. Alzabandiera, Adunata puniti, Labari. Uscita, Chiamata Pao, Contrappello. Il silenzio F.O.. Per effettuare il download. Sveglia · Adunata · Alza bandiera · Rancio · Adunata guardia · Libera uscita · Adunata P.A.O. Adunata puniti · Ritirata · Contrappello · Silenzio · Silenzio fuori.

Nome: sveglia militare da
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Dopo aver visto un servizio per creare suonerie online , oggi vediamo i dieci migliori siti per scaricare suonerie in maniera totalmente gratuita, con suonerie originali e di alta qualità. Vediamoli insieme: 1. Inoltre, particolare che rendere questo sito web ancora più accessibile a tutti, non è necessaria nessuna registrazione o particolare procedura per poter scaricare le suonerie: basta visitare il sito web, scegliere una suoneria e scaricarla senza nessun costo o registrazione richiesta!

Free Ringtones Free Ringtones è un altro popolare sito web dove scaricare suonerie in maniera gratuita; a differenza del primo che abbiamo visto, in questo sito è presente una pratico pulsante di play per le anteprime delle suonerie, in modo da sentirle e scegliere di conseguenza secondo i nostri gusti. Free ringtones offre un servizio anche per creare suonerie, scaricare wallpaper per iPhone e anche temi.

Con le giuste calibrazioni è anche abbastanza preciso. Orologio digitale più che buono, preciso come altri orologi molto più costosi. Illuminazione buona pur essendo il quadrante ovviamente scuro ma di certo non è un difetto. Carino e abbastanza preciso. Lo consiglio per un outdoor perché impeccabile con meteoe bussola. Lo ricomprerei se lo renderebbero più preciso ancora.

Recensioni

Buon orologio per qualità e prezzo, potrebbe essere più luminoso e meno contorto per la sequenza di comandi ma è molto preciso per quanto riguarda il sensore barometrico una volta ben calibrato. Belle finiture per il prezzo. Meglio quello con fondo chiaro e indici scuri.

Infatti quello in questa versione è davvero poco leggibile. Quindi totalmente inutilizzabile. La bussola mi sembra abbastanza precisa. User friendly e graficamente ben fatta! Adatta ai casi persi che non riescono a svegliarsi. Grazie alle varie mission impostazione di un'operazione matematica, scattare una foto etc è davvero impossibile non alzarsi dal letto - a meno che non decidiate di rompere il telefono! Ah si, perché finché la missione non è completata la sveglia non smetterà di suonare!!

Dopo questo, ritornati nella camerata, approfittai del tempo libero per fare la conoscenza delle altre reclute. Essa era molto vasta perché non comprendeva solo il corrispettivo dell'entrata.

Era il deposito dei corredi delle reclute. Ci venne dato tutto il necessario: vestiti, tute, scarpe, gavetta, indumenti intimi, ecc. Essendo tra i primi arrivati ed in pochi potemmo scegliere i capi di abbigliamento con calma.

Mentre mi provavo i vestiti approfittai dell'occasione per parlare al maresciallo della mia attività da civile e per chiedergli se avesse bisogno di un aiutante che sapesse scrivere a macchina. Mi rispose che era già a posto, ma che forse il maresciallo della fureria aveva bisogno di qualcuno.

Sistemate tutte le cose ricevute nel grosso e robusto zaino a forma di cubo che mi era stato fornito, trasportai il tutto nella camerata. Chiusi lo zaino con la catenella di cui era provvisto e vi misi il lucchetto che mi avevi detto previdentemente di portare con me.

Quindi sistemai lo zaino sopra la tavola di legno che era posta dietro la branda a circa un metro e settanta centimetri di altezza dal pavimento. Essi portano questo nome perché ad essi non si dà la patina, ma si spalma il grasso che si ha in dotazione; esso è molto utile per proteggerli dall'acqua, cosa molto importante, vista la vita che si conduce sotto le armi. Gli anfibi che presi mi sembravano della giusta misura; i piedi ci stavano comodamente, a parte solo gli alluci.

Infatti, erano un po' stretti di lato. All'inizio non feci caso a questo fatto perché mi sembrava una cosa di poco conto, essendo che il fastidio era minimo quante volte quando si comperano delle scarpe che sembrano andare bene, ma con il tempo ci si accorge che fanno male!

Con il passare dei giorni, poiché in quella caserma si dovevano calzare sempre gli anfibi, indipendentemente dalla mansione che si svolgeva, poco per volta cominciai a provare delle sgradevoli sensazioni agli alluci. Nel giro di alcuni giorni essi persero la sensibilità, specie dal lato opposto a quello delle altre dita e il toccarli mi produceva una sensazione molto sgradevole.

Non dissi niente a nessuno e non cambiai gli anfibi, poiché ritenni che il difetto non riguardasse tanto gli anfibi, quanto il fatto che avevo dei piedi molto delicati che non sopportavano degli scarponi tanto pesanti.

L'insensibilità agli alluci mi rimase per molti anni anche dopo il completamento del servizio militare. Ora, comunque, essi sono tornati del tutto normali. Assunzione in fureria Infilati gli anfibi, feci un pacchetto degli abiti civili e lo consegnai, non ricordo a chi, perché fosse spedito a casa.

Poi, sistemata ogni cosa, scesi al piano terreno e mi presentai in fureria. Questa era la prima stanza a destra lungo il corridoio posto a fianco delle scale. Era una stanza delle dimensioni di quattro metri e mezzo di profondità per cinque di larghezza, con due alte finestre. In essa erano disposti alcuni tavoli ed un paio di armadi. Seduto dietro la scrivania posta tra le due finestre stava il maresciallo maggiore Marco Savioli, un piemontese sulla cinquantina, un po' grassottello, dai capelli castano chiari e un poco brizzolati.

Mi si disse che amava bere, ma io lo vidi sempre sobrio. Da parte mia non posso esprimere giudizi negativi su di lui, poiché per tutto il tempo che trascorsi in quella caserma fu sempre gentile con me circa due mesi più tardi, quando tornai a casa con la prima licenza, in un primo tempo pensai di regalargli al ritorno un pacco di biscotti al cioccolato, ma poi cambiai idea.

Seduto presso un tavolo vicino alla finestra di sinistra c'era un soldato, il quale registrava i dati personali delle reclute man mano che arrivavano. Egli mi fece scrivere qualche parola in stampatello su un pezzo di carta. Nei giorni successivi, man mano che arrivavano nuove reclute, registrai i loro dati personali nel ruolino che mi era stato consegnato. Fui occupato per diversi giorni a compiere questo lavoro da mattina a sera, senza un momento di sosta.

Frattanto iniziava l'addestramento di quelli già arrivati. Dalla stanza della fureria udivo i comandi che venivano impartiti alle reclute — suddivise per squadre di una ventina di uomini ciascuna — ed il rumore dei loro passi cadenzati. Squadraaa alt! In questo modo, al comando di un caporale le squadre percorrevano marciando le strade asfaltate che costeggiavano le due file di fabbricati delle compagnie e quelle che attraversavano i prati che separavano queste due strade principali.

Come una musica mi giungevano questi suoni cadenzati che si alternavano alla canzone Una lacrima sul viso di Bobby Solo — vincitore del festival di San Remo concluso da poco — proveniente dallo spaccio non lontano.

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Ogni tanto una squadra passava davanti alla fureria. Allora osservavo incuriosito per qualche istante le reclute che marciavano. Vedevo solo le loro teste a causa del dislivello di circa cm. Ero contento dell'impiego di scritturale che avevo ottenuto, perché altrimenti mi sarei trovato a dover marciare assieme a loro.

Ma che cosa sarebbe successo quando fosse terminato l'arrivo delle reclute? Avrei dovuto partecipare anch'io alle marce e agli addestramenti? Allora non ci pensai e vissi tranquillamente. In effetti mantenni l'impiego in fureria per tutto il tempo che trascorsi in quella caserma, salvo che in alcune rare occasioni, perché ovviamente dovetti ricevere anch'io un minimo di istruzioni relative al servizio militare. Poiché non avevo mai imparato a farmela con la lametta ed il sapone, avevo portato con me un rasoio elettrico un Philips ad una testina sicuro che avrei trovato una presa di corrente da qualche parte.

Purtroppo non c'erano prese di corrente né nelle camerate né nei locali dei servizi igienici e nemmeno in fureria! Nonostante la recente costruzione delle Casermette, evidentemente in quei tempi non si sentiva il bisogno di una tale comodità, perché nella compagnia non c'erano apparecchi che abbisognassero della corrente elettrica.

Ne parlai subito al maresciallo Savioli. Il problema era che quella stanza era sempre chiusa a chiave. Si trattava di una bella stanza arredata con gusto; forse serviva per ricevere in occasioni speciali delle persone di riguardo.

L'unico ad aprirla, forse una volta alla settimana, era il soldato che ci andava per fare le pulizie. L'avevo scampata bella!

Primo contatto con un terribile ufficiale Un altro problema che mi afflisse fin dal principio fu naturalmente quello del cibo.

Nello spaccio vendevano dei panini fatti con un affettato che non avevo mai conosciuto, ma che era molto buono. Di tanto in tanto ne prendevo uno, e questo mi era di aiuto, perché quando si andava in refettorio non mangiavo niente al di fuori del pane e di qualche mela.

Infatti c'era sempre chi non mangiava la mela ed anzi me l'offriva in cambio del primo o del secondo.

Alla domenica invece c'era a volte una bistecca, altre volte del pollo arrosto, e questi li mangiavo. Oltre a queste cose non mangiavo nient'altro. La compagnia era divisa in tre plotoni, ognuno al comando di un sottotenente. Quello del primo plotone, Claudio Bertone, avvocato di Floridia, Siracusa, era tremendo. Tutti dicevano che fosse una firma, cioè uno che si trattiene in servizio e compie la carriera militare.

Un poco più basso di me, magro, il viso affilato, la voce tagliente, specie quando dava ordini, faceva paura a tutti. Nonostante io appartenessi al terzo plotone, ai pasti si parlava spesso con timore di lui. Intimorito, abbassai gli occhi e non feci niente. Tutti avevano smesso di mangiare e guardavano ora me, ora Bertone. Rimasi fermo con la testa abbassata sul piatto.

Ci furono alcuni istanti di pausa pieni di tensione.

Tutti erano in attesa dello scoppio della bufera. Lo seguii. Mi condusse allo spaccio. Era chiuso. Mi chiese che cosa mi piacesse. Gli dissi che a volte comperavo dei panini e gli mostrai quali. Mi chiese se desideravo acquistare un salame intero. Da parte mia, invece, non fui sempre all'altezza delle sue aspettative. Conservo un buon ricordo di lui.

Doccia settimanale Fin dall'inizio del mio servizio in caserma mi chiesi come avrei fatto a lavarmi tutto il corpo per bene, visto che nei locali dei servizi igienici non vi erano docce e che l'acqua dei rubinetti era solo fredda. Venni a sapere che dietro lo spaccio c'erano delle docce e che di sabato ci si recava con la propria squadra di appartenenza. Nel mio caso, fin dal primo sabato fu il maresciallo a dirmi di volta in volta quando potevo andare, per cui non andavo necessariamente con la mia squadra appartenevo alla seconda squadra del terzo plotone, comandato dal sottotenente Carlo Volturno di Genova.

D'altra parte non frequentavo quasi mai la mia squadra nemmeno nelle esercitazioni; anche ad esse vi partecipavo solo quando me lo diceva il maresciallo. Quella prima volta, ricevuto il permesso corsi in camerata, presi tutto il necessario per lavarmi ed asciugarmi, assieme al ricambio della biancheria intima.

Quindi, con queste cose in mano mi recai di corsa dietro allo spaccio dove un gruppo di soldati era già in attesa di entrare nei locali delle docce. Ci sarebbero stati concessi cinque minuti per lavarci e sciacquarci, perché poi l'acqua sarebbe stata tolta. Dopo pochi istanti giunse l'acqua dai manicotti spray posti sul soffitto sopra gli sgabuzzini della doccia. L'acqua era già calda. Entrai subito nello stanzino e presi a lavarmi freneticamente. Non essendoci un mezzo per misurare il trascorrere del tempo, decisi di sforzarmi di fare il tutto in quattro minuti, in modo da non correre il rischio di trovarmi insaponato quando sarebbe stata tolta l'acqua.

Calcolai male il tempo, ma mi fu di aiuto l'aver stabilito un limite inferiore a quello concesso. Infatti venne tolta l'acqua senza preavviso proprio nel momento in cui finivo di sciacquarmi.

Ce l'avevo fatta! Ora sapevo con quanta rapidità avrei dovuto lavarmi. In futuro avrei dovuto agire nella stessa maniera. Prime esercitazioni Come ho già detto altre volte, di tanto in tanto partecipavo alle esercitazioni, perché ci sono delle cose che tutti i militari devono imparare, come marciare, salutare, riconoscere i gradi di ufficiali e sottufficiali, ecc.

In quanto al marciare, io ricordavo le marce che facevo per gioco da bambino assieme ad Adolfo, il mio compagno di giochi. Al comando di "avanti Mi accorsi subito dello sbaglio; feci un saltino e mi posi subito in sincronia con il resto della squadra.

Ma poi continuai a marciare alzando bene le ginocchia. Il caporale se ne accorse e me lo fece notare. Mi disse che si doveva marciare tenendo le gambe sciolte come quando si cammina normalmente. Io non udivo niente. Mi dissi che sicuramente il caporale udiva male. Dopo un po' il caporale ripeté, un poco più irritato: — Chi è che striscia con i piedi per terra!

Non riuscivo ad accettare quella frase. Chi avrebbe potuto strisciare con i piedi sul suolo senza accorgersene e quindi correggersi? Non la ritenevo una cosa possibile. Alza quei piedi! Ero io quello che strascicava i piedi! Probabilmente sfioravo appena il suolo, tanto da non accorgermene, ma lui, abituato a quelle cose, l'aveva notato. Vaccinazione antitifica Una decina di giorni dopo il mio arrivo in caserma, essendo giunti al completo, si procedette ad una vaccinazione, forse l'antitifica.

Una mattina ci dovemmo recare a gruppi davanti all'infermeria situata vicino all'ingresso delle casermette. Essa si trovava al pianterreno di un edificio a due piani posto di fronte ai prati tra gli edifici delle compagnie, dalla parte opposta rispetto allo spaccio.

Il fabbricato ospitava anche il comando e le stanze degli ufficiali di complemento. L'infermeria serviva solo per le visite; la vera infermeria dove si veniva ricoverati per periodi prolungati si trovava nel Casermone.

Accanto a lui c'era un altro soldato, il quale ci preparava all'iniezione strofinandoci la mammella sinistra con un batuffolo di cotone imbevuto d'alcool. A controllare il tutto c'era un ufficiale; quella mattina era di turno Claudio Bertone. Non so se ricordo male, ma mi pare che venisse usata un'unica grande siringa, la quale, dopo essere servita per più iniezioni, veniva ricaricata. L'idea di ricevere un'iniezione nel petto intimoriva molti.

Io mi sforzai di non pensarci. Io tesi i muscoli di una gamba, concentrai la mente su di essa e mi volsi verso destra. L'iniezione non fu gran che dolorosa, ma il più sarebbe venuto dopo. Quel giorno, infatti, ci fu ordinato di rimanere in branda.

Io invece non ne risentii minimamente. Su Preparazione alla prima libera uscita Si avvicinava la data della prima libera uscita. Come si sarebbe fatto per stirare i pantaloni? Alcuni li disposero accuratamente alla sera sotto il materassino della branda; in questo modo al mattino seguente li avrebbero trovati ben stirati.

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Ci venne insegnato che una volta fuori della caserma non ci si sarebbe mai dovuti togliere la bustina copricapo usato dai fanti mentre si stava all'aperto. Bisognava invece toglierla non appena si fosse entrati in un locale chiuso. Il saluto consisteva in questo: quando si giungeva a circa due-tre metri da un ufficiale o sottufficiale si alzava il braccio destro e si volgevano nello stesso tempo gli occhi verso di lui.

Nei luoghi chiusi invece, dove non si portava la bustina, non si doveva fare nessun saluto. Il giorno che precedette la prima libera uscita partecipai all'esercitazione sul saluto. Dopo che il caporale istruttore ci ebbe spiegato come farlo e ce l'ebbe mostrato, facemmo delle prove.

Raggruppati davanti a lui ci mettemmo a fare il saluto, mentre egli ci diceva se andava bene o se ci si doveva correggere. A vederlo fare da lui, la cosa sembrava facile, ma quando tentai di farlo mi accorsi che non riuscivo ad appiattire la mano come richiesto. Il fatto è che quando si tenta di appiattire una mano, le dita tendono a curvarsi verso l'alto e questo non va bene. Solo dopo molte esercitazioni riuscii a mantenere le dita diritte, pur appiattendo la mano, ma con molta difficoltà.

Per tutto il tempo che rimasi nel servizio militare il problema delle dita non divenne mai semplice e spontaneo, tanto che ogni volta che salutavo un graduato dovevo andare sempre con la mente alle dita e fare uno sforzo per mantenerle diritte mentre appiattivo la mano. Rimase poi il problema della disposizione del braccio destro con cui si faceva il saluto.

Anche questo all'inizio non fu facile, ma una volta che ci riuscii, poi non incontrai altri problemi. La difficoltà consisteva nel disporre il braccio esattamente sul prolungamento del corpo; esso non doveva essere spostato né in avanti né all'indietro e doveva essere piegato in modo che le dita della mano giungessero all'inizio del sopracciglio destro, appena al di sopra di esso.

Oltre a questo, la mano doveva essere perfettamente allineata con l'avambraccio e non doveva mostrare a chi stava di fronte né il palmo né il dorso.

Virginia Saba compie gli anni: "Luigi mi ha fatto una bellissima sorpresa"

A queste esercitazioni prestammo tutti la massima attenzione per non correre il rischio di essere scartati quando ci si sarebbe presentati per l'uscita.

Prima libera uscita Finalmente si giunse alla prima libera uscita. Erano trascorse circa tre settimane dal mio arrivo alle Casermette. Inquadrati dopo il rancio verso le davanti alla compagnia, si procedette marciando verso il cancello d'uscita. Giunti là si venne divisi in gruppi più piccoli disposti in fila per uno. Quando ci giungeva accanto gli si doveva fare il saluto ed egli l'osservava attentamente. Fatta la verifica e scartato chi non era idoneo, il caporale che ci aveva accompagnato ci diede l'"avanti marsch" e si procedette marciando fin fuori del cancello.

A quel punto egli diede il "rompete le righe" e per la prima volta dopo tre settimane si fu liberi, fuori dalle mura della caserma. Quella prima sera mi unii ad una recluta di S.


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