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SCARICA VIDEO BRIGITTA BULGARI DIEGO CONTE SCANDALO

Posted on Author Tauran Posted in Autisti


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    Uomini e Donne, con tutti i segreti del backstage e le immagini del dietro le quinte. Da qualche tempo è circolante online la versione integrale del famoso video porno girato con Brigitta Bulgari. Mi definisco un creativo. Ora anche Diego è entrato a tutti gli effetti nello staff della De Filippi. Ma la vera promozione arriva a settembre, in cui diventerà conduttore a tutti gli effetti di un nuovo programma nato da una vixeo del date show pomeridiano.

    Dipingo e disegno sui vestiti che indosso.

    Purché fossero ancora nella cassaforte e l'appartamento fosse deserto. Questo doveva assolutamente saperlo con certezza. Alle sette e mezzo la sua pazienza fu ricompensata.

    Scrutando inosservato in quella via di Belgravia, aveva visto quel che sperava: alla guida della macchina c'era il marito, e la moglie gli stava al fianco. Aveva tenuto il motore acceso e il riscaldamento in funzione per difendersi dal freddo. Era una mattina fredda e luminosa, e un chiarore pallido inondava Green Park a est, ma i lampioni erano ancora accesi.

    Rawlings s'era piazzato di vedetta alle cinque e, sebbene fossero passate per la strada diverse persone, nessuno aveva fatto caso a lui.

    Uno chauffeur a bordo di una grossa Frederick Forsyth 1 — Il Quarto Protocollo macchina in Belgravia, il più lussuoso quartiere del West End londinese, non attira l'attenzione, soprattutto quando sul retro ci sono quattro valigie e un grande cesto, la mattina del 31 dicembre. Molti ricchi si accingevano a lasciare la capitale per andare a festeggiare il Capodanno nelle case di campagna.

    Quindi, gli abitanti del lussuoso appartamento all'ottavo piano di Fontenoy House non avevano intenzione di lasciare i loro gingilli presso la Coutts Bank; li avevano con loro in macchina e li portavano in campagna, oppure li avevano lasciati nell'appartamento per l'intero periodo del Capodanno. Rawlings era sicuro che fosse esatta questa seconda ipotesi. Evidentemente, proprio come aveva sperato, stavano andando a raggiungere il fratello della moglie, il duca di Sheffield, nella sua tenuta nello Yorkshire settentrionale: un viaggio di sei ore buone.

    Quindi avrebbe avuto a disposizione almeno ventiquattro ore, anche più del necessario. Non aveva dubbi sulla possibilità di"espugnare"l'appartamento di Fontenoy House; dopotutto era uno dei più abili scassinatori di Londra. A metà mattina aveva già restituito la Volvo alla società di noleggio, l'uniforme ai costumisti, e aveva rimesso le valigie vuote nell'armadio. Era rientrato nel suo appartamento all'ultimo piano, un rifugio comodo e sontuosamente arredato sopra un vecchio magazzino di tè riadattato, nella natia Wandsworth.

    Per quanto ormai fosse benestante, era nato e cresciuto nella zona sud di Londra e anche se Wandsworth non era chic come Belgravia o Mayfair era la sua roccaforte. E, come a tutti i suoi colleghi, gli dispiaceva lasciare la sicurezza del suo castello. Là si sentiva Frederick Forsyth 2 — Il Quarto Protocollo abbastanza al sicuro, sebbene la malavita locale e la polizia lo conoscesse come un"ceffo", il termine di gergo usato per indicare un delinquente abituale.

    Come tutti gli esponenti della criminalità che avevano fatto fortuna, nella sua roccaforte evitava di mettersi in vista: aveva una macchina che non dava nell'occhio e l'unico lusso che si concedeva era costituito dall'eleganza dell'appartamento.

    Nei confronti della malavita spicciola si manteneva volutamente sul vago per quel che riguardava la sua attività e, sebbene la polizia avesse sospetti piuttosto fondati circa la sua specializzazione, aveva la fedina penale immacolata, se si escludeva qualche peccatuccio di gioventù.

    L'evidente successo e il vago mistero che lo circondava suscitavano il rispetto dei giovani aspiranti al mestiere, che erano ben lieti di sbrigare per lui qualche piccola incombenza. Persino i rapinatori che assaltavano in pieno giorno gli uffici paghe con mitra e sbarre di ferro lo lasciavano in pace. Poiché era indispensabile, aveva un'attività di facciata che giustificava le sue condizioni economiche.

    Tutti i"ceffi"ricchi ne avevano una assolutamente lecita. Le preferite sono sempre state i piccoli taxi, i negozi di verdure, il lavoro di sfasciacarrozze o di grossista.

    Sono tutte facciate che assicurano molti guadagni clandestini, transazioni per contanti, molto tempo libero, una quantità di nascondigli e la possibilità di avere alle dipendenze un paio di"duri"o di"gorilla", uomini di scarsa intelligenza ma di notevole forza fisica che hanno a loro volta bisogno di un lavoro apparentemente irreprensibile per integrare la professione abituale.

    Rawlings, per l'appunto, aveva un'attività di rivenditore di rottami e di sfasciacarrozze che metteva a sua disposizione un'officina meccanica ottimamente attrezzata, metalli d'ogni genere, cavi elettrici, acido per batterie e i due gorilla grandi e grossi che lavoravano per lui tanto nel lotto da sfasciacarrozze quanto come ausiliari, nell'eventualità che gli capitasse di trovarsi nei pasticci con altri delinquenti decisi a rendergli difficile l'esistenza.

    Billy era il suo apprendista, un ragazzo di ventitré anni molto sveglio che un giorno sarebbe probabilmente diventato in gamba, forse molto in gamba. Per il momento stava appena emergendo dalla schiera dei balordi Frederick Forsyth 3 — Il Quarto Protocollo di mezza tacca e ci teneva a rendere qualche favore a un personaggio di prestigio, anche senza contare gli insegnamenti inestimabili che poteva acquisire nel frattempo.

    Ventiquattr'ore prima Billy aveva bussato alla porta dell'appartamento all'ottavo piano di Fontenoy House; s'era presentato con la divisa di fattorino di un fiorista di lusso, portando un grande mazzo di fiori. Quel trucco gli aveva permesso di passare indisturbato oltre il portiere in livrea nell'atrio, dove aveva notato l'esatta disposizione del vestibolo, il gabbiotto del portiere e il percorso per arrivare alla scala.

    Era venuta ad aprirgli Sua Signoria in persona; e il suo viso s'era illuminato di sorpresa e di piacere quando aveva visto i fiori.

    Secondo il biglietto che li accompagnava, erano un omaggio del comitato direttivo del Fondo Assistenziale per i Veterani: Lady Fiona era una delle patronesse e avrebbe partecipato al ballo di gala di quella sera, il 30 dicembre Rawlings aveva immaginato che anche se, durante la festa, Lady Fiona avesse parlato dell'omaggio floreale a un membro del comitato, quello avrebbe semplicemente pensato che a inviarlo fosse stato qualche altro collega, a nome di tutti.

    Billy le aveva porto il blocco delle ricevute e la biro. Poiché non poteva maneggiare contemporaneamente i tre oggetti, Lady Fiona era andata nel salotto per posare i fiori e aveva lasciato solo Billy, per parecchi secondi, nel piccolo ingresso. Con la sua aria da bravo ragazzo, i morbidi capelli biondi, gli occhi celesti e il sorriso timido, Billy era prezioso.

    Era convinto di poter raggirare qualunque casalinga di mezza età della metropoli. Ma i suoi occhi fanciulleschi non si lasciavano sfuggire mai nulla.

    Prima ancora di suonare il campanello aveva trascorso un minuto buono a studiare l'esterno della porta, l'intelaiatura e il tratto circostante del muro, nel corridoio. Cercava un cicalino non più grosso d'una noce, o un pulsante nero o un interruttore che servisse a disattivare il cicalino. Prima che la padrona di casa ritornasse per firmare la ricevuta, Billy sapeva ormai che la porta era Frederick Forsyth 4 — Il Quarto Protocollo chiusa da una serratura di sicurezza; per fortuna era una Chubb anziché una Brahmah, perché le Brahmah erano considerate a prova di scasso.

    La cartuccia della biro era stata tolta, e tutto l'inchiostro rimasto nella punta era stato meticolosamente usato su un pezzo di carta. Billy si profuse in mille scuse. Billy aveva già adocchiato quello che gli interessava. La porta, effettivamente, era collegata a un sistema di allarme.

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    Dal bordo dell'uscio aperto, in alto e dalla parte dei cardini, c'era un piccolo contatto a pressione. Di fronte, nello stipite, c'era una minuscola intercapedine. All'interno dell'intercapedine, Billy lo sapeva molto bene, doveva esserci un micro-interruttore Pye. Quando la porta era chiusa, il piccolo stantuffo entrava nell'intercapedine e faceva contatto.

    E quando l'allarme antifurto veniva regolato e attivato, il microinterruttore l'avrebbe fatto scattare se il contatto si fosse interrotto Dopo altri quattro secondi il miscuglio era diventato duro come un sasso e il micro-interruttore era efficacemente isolato dal piccolo stantuffo fissato alla porta. Rawlings era sicuro che quattro ore prima il proprietario dell'appartamento aveva portato le valigie nel corridoio ed era ritornato nell'ingresso per attivare il sistema d'allarme.

    Come al solito, il congegno non aveva fatto il minimo rumore. Poi aveva chiuso la porta, aveva girato la chiave nella serratura, convinto che l'allarme fosse in funzione. Normalmente, il piccolo stantuffo sarebbe stato in contatto con il microFrederick Forsyth 5 — Il Quarto Protocollo interruttore Pye. Il giro della chiave avrebbe completato il collegamento, attivando l'intero sistema. Ma poiché lo stantuffo era isolato dal microinterruttore, il sistema della porta, almeno quello, era rimasto inerte.

    Rawlings era certo che sarebbe riuscito a scassinare la serratura in meno di mezz'ora. All'interno dell'appartamento dovevano esserci senza dubbio altre trappole. Ma quelle le avrebbe affrontate via via che le avesse incontrate. Come tutti i ladri di gioielli, Rawlings seguiva con grande attenzione le rubriche dei pettegolezzi mondani. Quel particolare fascicolo era dedicato esclusivamente alle apparizioni in società di Lady Fiona e alla parure di splendidi diamanti che aveva indossato al ballo di gala la sera prima Mille miglia più a est, un vecchio ritto accanto alla finestra del salotto nell'appartamento al terzo piano di Prospekt Mira stava pensando anche lui alla mezzanotte.

    Mezzogiorno era trascorso da un pezzo, ma lui era ancora in vestaglia. Di quei tempi non aveva motivi per alzarsi presto o per mettersi in ordine per andare in ufficio. Non aveva un ufficio dove andare. La moglie russa, Erita, che aveva trent'anni meno di lui, aveva portato i loro due figli a pattinare sui viali allagati e ghiacciati di Gorky Park.

    E lui era solo. Il volto, sempre segnato, adesso era solcato da rughe profonde. I capelli che un tempo erano stati scuri e folti erano ormai candidi, radi e senza vita. La carnagione, dopo tutta un'esistenza passata a bere senza ritegno e a fumare una sigaretta dietro l'altra, era chiazzata e arrossata. Gli occhi che ricambiavano il suo sguardo avevano un'espressione avvilita. Alcune babushke infagottate e ingobbite spazzavano la neve, ma quella notte ne sarebbe caduta ancora.

    Sarebbe stato inutile restare. Nick Elliot e gli altri Frederick Forsyth 6 — Il Quarto Protocollo della"Ditta"avevano ormai ricostruito tutto; e lui stesso l'aveva ammesso di fronte a loro. All'inizio aveva pensato che fosse un po' come tornare in patria, in una patria spirituale e morale. S'era buttato nella nuova vita, aveva creduto sinceramente in quella filosofia e nel suo inevitabile trionfo finale. Perché no, del resto? L'aveva servita per ventisette anni. E in quei primi tempi, intorno alla metà degli anni Sessanta, s'era sentito felice e realizzato.

    C'era stato il lunghissimo rapporto di missione, naturalmente, con i relativi interrogatori; ma al Comitato per la Sicurezza dello Stato l'avevano trattato con deferenza.

    Dopotutto, era una delle Cinque Stelle, la più grande di tutte, con Burgess, Maclean, Blunt e Blake, coloro che si erano insinuati nel cuore dell'establishment britannico e l'avevano tradito. Maclean aveva perduto per primo tutte le illusioni, ma era a Mosca dal Maclean aveva tirato avanti alla meno peggio, completamente disilluso e risentito, fino a che il cancro l'aveva portato via quando ormai odiava i suoi ospiti e ne era altrettanto odiato.

    Blunt era stato smascherato, in Inghilterra, e per lui era stata la rovina. In un certo senso invidiava Blake, completamente integrato e soddisfatto, che aveva invitato lui ed Erita per la vigilia di Capodanno.

    Certo, Blake proveniva da un ambiente cosmopolita: era figlio di padre olandese e di madre ebrea. Per lui personalmente l'integrazione e l'assimilazione erano impossibili; l'aveva capito dopo i primi cinque anni.

    In quel periodo aveva imparato a parlare e a scrivere correntemente il russo, ma conservava ancora uno spiccato accento inglese. A parte questo, aveva finito per odiare la società in cui viveva. Era una società aliena, completamente, irreversibilmente, irrimediabilmente aliena.

    E questo non era neppure il peggio; meno di sette anni dopo l'arrivo aveva perduto le ultime illusioni politiche. Era tutta una menzogna, e lui possedeva l'intelligenza sufficiente per capirlo. Aveva passato la giovinezza e la prima parte della maturità servendo una menzogna, mentendo per la menzogna, tradendo per la menzogna, abbandonando quella"terra verde e amena" Frederick Forsyth 7 — Il Quarto Protocollo Per anni, poiché aveva a disposizione com'era suo diritto tutte le riviste e i quotidiani britannici, aveva seguito i risultati del cricket mentre impartiva consigli sugli scioperi da fomentare, aveva guardato le fotografie dei vecchi luoghi familiari, sulle riviste, mentre preparava la disinformazione che mirava a causare Jo sfacelo di tutto; era rimasto seduto, inosservato, sullo sgabello di un bar al National ad ascoltare i britannici che ridevano e scherzavano nella sua lingua, mentre spiegava ai massimi dirigenti del KGB, incluso il presidente, i modi più efficaci per provocare la sovversione in quella piccola isola.

    E sempre, in quegli ultimi quindici anni, s'era sentito dentro il grande vuoto della disperazione, un vuoto che neppure l'alcol e le tante donne avevano potuto cancellare. Era troppo tardi; non avrebbe più potuto tornare indietro, si disse. Era una sorpresa.

    Il numero di Prospekt Mira è un isolato interamente di proprietà del KGB in una tranquilla strada secondaria del centro di Mosca, abitato soprattutto da alti dirigenti del KGB, più alcuni funzionari del ministero degli Esteri. Un visitatore avrebbe dovuto presentarsi al portiere e farsi annunciare. Non poteva essere Erita Aveva un aspetto giovanile e solido, e portava un cappotto di buon taglio e una calda shapka di pelliccia senza distintivi.

    La faccia era impassibile e fredda, ma non a causa del vento gelido che soffiava per la via, perché le scarpe indicavano che era passato da un'automobile riscaldata a un caldo caseggiato, senza camminare nella neve ghiacciata.

    Gli occhi azzurri e vacui fissavano il vecchio senza amicizia e senza ostilità. Philby era stupito. Gli amici intimi, i Blake e mezza dozzina d'altri, lo chiamavano Kim. Per tutti gli altri, da molti, molti anni viveva protetto da uno pseudonimo.

    Solo per pochissimi, al vertice, era Philby, colonnello del KGB in pensione. Forniva ai massimi dirigenti del partito le guardie del corpo e gli edifici in cui lavoravano e vivevano. L'uniforme, che ormai indossavano solo all'interno degli edifici Frederick Forsyth 8 — Il Quarto Protocollo del partito e in occasione delle cerimonie, era caratterizzata dalle bande blu elettrico sui cappelli, le spalline e le mostrine.

    Erano conosciuti anche come le Guardie del Cremlino. Quando fungevano da guardie del corpo personale indossavano abiti borghesi d'ottimo taglio; ed erano efficienti, perfettamente addestrati, gelidamente fedeli, e armati. La carta era di ottima qualità. Philby la prese. Pochi secondi più tardi, dalla finestra, Philby vide la lucida Chaika nera, con la targa del Comitato Centrale che incominciava con le lettere MOC, staccarsi dal marciapiedi di fronte all'ingresso.

    Mostrava la donna che quella mattina aveva visto uscire da Londra in macchina in compagnia del marito, anche se la foto risaliva a un anno prima. Era in fila con altri personaggi dell'alta società, mentre la donna accanto a lei rendeva omaggio alla principessa Alessandra.

    E portava i diamanti. Rawlings, che studiava sempre per mesi e mesi prima di fare un colpo, conosceva la loro provenienza meglio di quanto conoscesse la propria data di nascita. Nel il giovane conte di Margate era ritornato dal Sud Africa portando con sé quattro magnifiche pietre grezze. In occasione del suo matrimonio, nel , aveva incaricato la sede londinese di Cartier di tagliarle e montarle, perché intendeva regalarle alla giovane sposa.

    Cartier le aveva fatte tagliare da Aascher ad Amsterdam; a quei tempi era ancora considerata la miglior ditta di tagliatori di diamanti del mondo, dopo il trionfo conseguito con il taglio dell'enorme Cullinan.

    Dalle quattro pietre erano state ricavate due paia di gemme a goccia, a cinquantotto sfaccettature; una coppia pesava dieci carati al pezzo, l'altra venti carati. Quando le pietre erano state riportate a Londra, Cartier le aveva montate in oro bianco, circondandole di quaranta diamanti molto più piccoli, e aveva creato una parure costituita da una tiara che aveva al centro una Frederick Forsyth 9 — Il Quarto Protocollo delle gemme a goccia più grande, un pendente con la gemella al centro, e un paio di orecchini con le altre due gocce.

    Prima che i gioielli fossero pronti il padre del conte, il settimo duca di Sheffield, era morto, e il conte aveva ereditato il titolo. I diamanti erano stati chiamati"i diamanti Glen", dal cognome di famiglia degli Sheffield. Alla sua morte, avvenuta nel , l'ottavo duca li aveva lasciati al figlio; e questi aveva avuto due figli, una femmina nata nel e un maschio nato nel Era la figlia, che adesso aveva quarantadue anni, quella di cui Jim Rawlings stava esaminando la fotografia con la lente d'ingrandimento.

    Era piuttosto impressionato: era stata inviata personalmente dal segretario del partito Comunista sovietico, ed era scritta a mano, nella grafia ordinata e impiegatizia del massimo dirigente. Ovviamente, era in russo. La carta era di ottima qualità, come la busta, e non era intestata. Il segretario doveva averla scritta nel suo appartamento privato al numero 26 di Prospekt Kutuzovsky, l'enorme isolato che fin dai tempi di Stalin ospitava nei suoi alloggi suntuosi i massimi dirigenti del partito quando risiedevano a Mosca.

    Sotto veniva il testo. Diceva: Caro Philby, mi è stata segnalata un'affermazione fatta recentemente da lei nel corso di un pranzo a Mosca, e per l'esattezza:"Qui la stabilità politica della Gran Bretagna è sempre stata sopravvalutata, soprattutto in questi ultimi tempi". Sarei lieto di ricevere da lei ulteriori spiegazioni e chiarimenti a proposito di questa affermazione. Esponga la spiegazione per iscritto e la invii a me personalmente, senza conservarne copie e senza servirsi di segretari.

    Quando sarà pronta telefoni al numero che le ha dato il maggiore Pavlov, e chieda di parlare con lui in persona; verrà a ritirarla alla sua residenza. La lettera si concludeva con la firma. Dunque, il pranzo di Kryuchkov offerto il 26 agli alti funzionari del KGB era stato spiato a dovere, dopotutto.

    L'aveva quasi sospettato. Vladimir Alexandrovic Kryuchkov, primo vicepresidente del KGB e capo della Prima Direzione Centrale, era una creatura del segretario generale, corpo e anima. Sebbene avesse il grado di colonnello-generale, Kryuchkov non era un militare, e neppure un funzionario professionista dei servizi segreti; era un apparatchik del partito dalla cima dei capelli alla punta dei piedi, uno di quelli insediati dall'attuale leader supremo sovietico quando era stato presidente del KGB.

    Lo stile del vecchio non era cambiato. Secco, quasi laconico, chiaro e conciso, senza convenevoli, senza spazio per le contraddizioni. Anche l'allusione al compleanno di Philby era abbastanza fuggevole per indicare che aveva chiesto il suo dossier, e niente di più. Tuttavia, Philby era impressionato. Una lettera personale di quell'uomo glaciale e remoto era molto insolita, e parecchi, ricevendola, si sarebbero sentiti fremere per tanto onore.

    Anni prima, le cose erano state diverse. Teneva conferenze sulla organizzazione dei servizi segreti occidentali in generale, e in particolare sul SIS britannico. Come tutti gli uomini di partito mandati a comandare i professionisti di altre specializzazioni, il nuovo presidente si era affrettato a piazzare i suoi fedelissimi nei posti-chiave. Philby, per quanto fosse rispettato e ammirato come una delle Cinque Stelle, aveva capito che un protettore altolocato sarebbe stato utile in quella società piena di intrighi e di congiure.

    Il presidente, che era molto più colto e intelligente del suo predecessore, aveva dimostrato per la Gran Bretagna una curiosità viva, non proprio affascinata ma superiore al puro e semplice interesse.

    Molte volte, nel corso di quegli anni, aveva chiesto a Philby interpretazioni e analisi degli avvenimenti della Gran Bretagna, delle sue personalità più eminenti e delle loro probabili reazioni, e Philby era stato ben lieto di fornirgliele. Sembrava che il presidente del KGB volesse Frederick Forsyth 11 — Il Quarto Protocollo controllare, confrontandole con un'altra opinione, le informazioni che gli venivano inoltrate dai suoi esperti in materia di Gran Bretagna, e da quelli del suo vecchio ufficio, il Dipartimento Internazionale del Comitato Centrale.

    E molte volte, per quanto riguardava le questioni relative alla Gran Bretagna, aveva ascoltato i consigli discreti di Philby. Erano trascorsi vari anni, dall'ultima volta che Philby aveva visto faccia a faccia il nuovo zar di tutte le Russie.

    Allora aveva partecipato a un ricevimento per festeggiare il presidente del KGB che lasciava il suo incarico per ritornare al Comitato Centrale, ufficialmente come segretario ma in realtà per prepararsi la strada e organizzare la propria futura carriera. E adesso chiedeva ancora una volta l'interpretazione di Philby.

    Le sue fantasticherie furono interrotte dal ritorno di Erita e dei ragazzi, accaldati e rumorosi come sempre. Nel , molto tempo dopo la partenza di Melinda Maclean, quando gli altissimi papaveri del KGB avevano deciso che le sue bravate di donnaiolo e di bevitore avevano perso tutto il loro fascino almeno agli occhi dell'apparato , Erita aveva ricevuto l'ordine di andare a vivere con lui.

    Allora lavorava per il KGB, sebbene fosse ebrea; aveva trentaquattro anni ed era bruna e solida. Quello stesso anno s'erano sposati. Dopo il matrimonio, il notevole fascino personale di Philby aveva fatto sentire il suo effetto. Erita s'era innamorata veramente di lui, e aveva rifiutato con decisione di continuare a spiarlo per conto del KGB. Il funzionario che si occupava del caso aveva scrollato le spalle, aveva fatto rapporto in alto loco e s'era sentito rispondere che doveva lasciar perdere.

    I ragazzi erano nati rispettivamente due e tre anni dopo. Ma Erita s'era accorta che era pensieroso. Ma aveva deciso: si sarebbe concesso un'ultima sbronza. Per tutta la vita era stato un tipo che, quando incominciava a bere a una festa, di solito continuava fino a quando crollava, e non aveva mai dato ascolto a tutti i medici che gli avevano ingiunto di smetterla.

    L'avevano costretto a Frederick Forsyth 12 — Il Quarto Protocollo rinunciare alle sigarette, ed era stato già abbastanza spiacevole. Ma all'alcol no; era ancora capace di smettere di bere, quando voleva, e sapeva che avrebbe dovuto farlo per diverso tempo, dopo la festa di quella sera. Ricordava il commento che aveva fatto al pranzo di Kryuchkov e i pensieri che gliel'avevano ispirato.

    Sapeva quello che stava accadendo è quello che c'era in programma, nel cuore del partito laburista britannico. Altri avevano ricevuto la mole indiscriminata di informazioni riservate che lui aveva studiato per tanti anni e che ancora gli venivano sottoposte, quasi per fargli un favore.

    Ma lui solo era riuscito a far collimare tutti i frammenti, inquadrandoli entro la cornice della psicologia di massa dei britannici per ricavarne un quadro autentico. Se voleva rendere giustizia all'idea che andava prendendo forma nella sua mente, avrebbe dovuto tradurre quel quadro in parole, e preparare per il massimo dirigente sovietico uno dei rapporti più ammirevoli che avesse mai scritto. Per il fine settimana avrebbe potuto mandare Erita e i ragazzi alla dacia. E allora avrebbe potuto incominciare a lavorare in pace, solo nell'appartamento.

    Ma prima si sarebbe concesso un'ultima sbronza. Jim Rawlings trascorse l'ora tra le nove e le dieci di quella sera a bordo di un'altra macchina da noleggio, più piccola, ferma di fronte a Fontenoy House. Aveva indossato un elegante smoking, e non attirava l'attenzione. Era intento a studiare le luci accese ai piani alti del palazzo.

    L'appartamento che gli interessava era ovviamente al buio, ma gli faceva piacere constatare che le luci erano accese nell'appartamento al piano di sopra e in quello al piano di sotto.

    A giudicare dagli invitati che ogni tanto si affacciavano alle finestre, lassù erano già incominciati i festeggiamenti di Capodanno. C'era tanta gente che entrava e usciva e la porta era chiusa, ma non a chiave. Nell'atrio, sulla sinistra, c'era il gabbiotto del portiere, come aveva detto Billy Rice. Il portiere di notte stava guardando il televisore giapponese portatile.

    Rawlings teneva in mano una bottiglia di champagne ornata di un enorme nastro.

    C'erano almeno sei feste, nel palazzo, e tre, a quanto pareva, erano aperte a un sacco di gente; quindi, come poteva controllare gli elenchi degli invitati? Alle dieci e cinque era davanti alla porta dell'appartamento che gli interessava. Come aveva riferito Billy, non c'erano cicalini e la serratura era una Chubb a mortasa. C'era una seconda serratura, una Yale a scatto automatico per l'uso di tutti i giorni, situata una cinquantina di centimetri più in alto della Chubb.

    Una serratura Chubb a mortasa ha in totale Ha cinque leve, ma per uno scassinatore che si rispetti non costituisce un problema insuperabile, dato che è necessario scoprire soltanto le prime due leve e mezzo; le altre due e mezzo sono identiche ma invertite, in modo che la chiave del proprietario possa funzionare altrettanto bene anche quando viene inserita dal lato opposto della porta.

    Dopo aver abbandonato gli studi appena sedicenne, Rawlings aveva lavorato per dieci anni alle dipendenze dello zio Albert, che aveva un negozio di ferramenta. Era un'ottima facciata per il vecchio, che ai suoi tempi era stato anche lui uno scassinatore di tutto riguardo.

    Dopo dieci anni di allenamento incessante sotto la guida esperta dello zio Albert, adesso Rawlings era virtualmente in grado di affrontare quasi tutte le serrature esistenti.

    Estrasse dalla tasca dei calzoni un mazzo di dodici chiavi passepartout, fabbricate tutte nella sua officina.

    In meno di dieci minuti aveva ottenuto le prime due leve e mezzo, la configurazione, il"profilo"che gli occorreva. Rawlings attese per sessanta secondi, nell'eventualità che la pallina di plastilina e colla inserita da Billy non avesse retto all'interno dello stipite dell'uscio. L'interno dell'appartamento era al buio, ma il chiarore che filtrava dal corridoio gli rivelava i contorni dell'ingresso deserto. Era all'incirca due metri e mezzo per due metri e mezzo, e il pavimento era ricoperto da moquette.

    Rawlings sospettava che sotto quella moquette, chissà dove, ci fosse una lamina a pressione; ma non doveva essere troppo vicina alla porta per evitare che il legittimo proprietario la facesse scattare senza volere.

    Sulla sinistra c'era una porta socchiusa: un bagno. Sulla destra un'altra porta, quasi sicuramente quella del guardaroba che doveva contenere il sistema dei comandi dell'allarme: e non aveva intenzione di toccarlo. Era una sola. Come aveva detto Billy, dava accesso al salotto. Era un rischio; ma si trovava all'ottavo piano, i legittimi proprietari erano nello Yorkshire e lui non aveva il tempo per muoversi e lavorare in una stanza piena di trappole servendosi di una minuscola torcia elettrica.

    Era una stanza rettangolare, circa sette metri e mezzo per cinque e mezzo, riccamente arredata. Proprio di fronte a lui c'erano le vetrate che davano a sud, sulla strada. A destra c'era un camino di pietra con l'impianto a gas e, in un angolo, una porta che presumibilmente conduceva verso la camera da letto padronale.

    Nella parete di sinistra c'erano due porte: una era aperta e dava in un corridoio, con ogni probabilità quello delle camere degli ospiti, l'altra era chiusa, e forse comunicava con la sala da pranzo e la cucina. La ragione della sosta era molto semplice: poteva esserci un Frederick Forsyth 15 — Il Quarto Protocollo sistema d'allarme che Billy Rice non aveva visto, in grado di captare il calore corporeo oppure qualunque movimento nel salotto.

    Se il. Proprio di fronte a lui, in un tratto di due metri tra le due ampie finestre, c'era uno specchio dalla cornice dorata; non era appeso un po' staccato dalla parete come i quadri che gettavano una sottile ombra ai bordi, era troppo piatto contro il muro, come se fosse fissato con cerniere. Lo specchio era trattenuto contro il muro da un fermaglio magnetico, collegato a sua volta con il sistema d'allarme. Non era un problema. Il magnete del muro non ebbe motivo di intervenire; era ancora in contatto con un altro magnete, e quindi non poteva segnalare un'interruzione.

    Rawlings sorrise. La cassaforte a muro era una piccola Hamber modello D. Sapeva che lo sportello era di acciaio temperato molto elastico, dello spessore di oltre un centimetro; il cardine era un'asta verticale d'acciaio temperato, e penetrava nella struttura, in alto e in basso rispetto allo sportello.

    Il meccanismo di chiusura consisteva di tre barre d'acciaio che uscivano dallo sportello e penetravano nella struttura per una profondità di circa quattro centimetri. Rawlings non aveva intenzione di manomettere quei congegni. C'era un metodo più facile: tagliare lo sportello dall'alto in basso, dal lato del cardine, tra questo e le manopole della combinazione.

    L'altro quaranta per cento dello sportello si sarebbe aperto, lasciandogli lo spazio sufficiente per insinuare la mano all'interno ed estrarne il contenuto. Oltre al detonatore elettrico annidato nell'ovatta dentro a una scatoletta, una collezione di piccole calamite e un rotolo di comune piattina da cinque ampere, aveva portato un CLC.

    L'oggetto che aveva in mano veniva chiamato, nella sua professione, Charge-Liriear-Cutting, o CLC: un pezzo di metallo a forma di V, rigido ma leggermente flessibile, avvolto in un esplosivo plastico che veniva prodotto in Gran Bretagna da tre sole aziende, una governativa e due private.

    Naturalmente, il CLC non era disponibile in commercio se non in casi eccezionali; ma Rawlings, che era uno scassinatore professionista, aveva un fornitore, un dipendente corrotto d'una delle aziende produttrici private. Il corridoio l'avrebbe riparato dall'esplosione. I cuscini di piume, gli aveva spiegato lo zio Albert, andavano bene per gli uccellini e per gli sceneggiati televisivi.

    Non esiste al mondo nulla che assorba un'esplosione meglio dell'acqua. Mancavano venti minuti alla mezzanotte.

    Nell'appartamento al piano di sopra la festa diventava sempre più chiassosa. Sebbene fosse un palazzo di lusso, tutto quiete e riservatezza, Rawlings sentiva chiaramente le grida e il rumore della gente che ballava. L'ultima cosa che fece, prima di ripiegare nel corridoio, fu accendere il televisore. Poi attese.

    A mezzanotte meno un minuto, il baccano al piano di sopra era ormai tremendo. Dietro la facciata dell'orologio stava la gigantesca campana, Great Tom, che spesso viene erroneamente confusa con il Big Ben.

    Poi incominciarono a suonare i quarti. Dopo i quarti, un attimo di silenzio. Del sacco di plastica e dei cinque litri d'acqua che aveva contenuto erano rimaste soltanto alcune chiazze bagnate.

    Lo sportello della cassaforte sembrava squarciato dall'alto in basso da una scure smussata impugnata da un gigante. La scatola metallica era stata dilaniata dall'esplosione, ma le barre nell'altro lato dello sportello erano ancora al loro posto.

    La parte che Frederick Forsyth 18 — Il Quarto Protocollo aveva aperto era abbastanza grande per consentirgli di sbirciare all'interno. Scintillavano e fiammeggiavano nella luce, come se racchiudessero un fuoco proprio. I diamanti Glen. Rawlings rimise il resto dell'equipaggiamento nella falsa bottiglia di champagne, la piattina, la scatoletta vuota del detonatore, le puntine e il resto del CLC, prima di rendersi conto di essere alle prese con un problema imprevisto.

    Il pendente e gli orecchini poteva infilarli nelle tasche dei calzoni, ma la tiara era più alta e più larga di quanto avesse immaginato. La borsa era l'ideale. Ci stavano dentro tutta la parure Glen e la bottiglia di champagne, che avrebbe dato un'impressione strana se qualcuno l'avesse visto uscire da una festa portandola con sé.

    Era quasi mezzanotte, quel primo giorno di gennaio, quando Harold Philby sedette al tavolo del salotto nel suo appartamento moscovita. La sera prima, in casa dei Blake, si era ubriacato come aveva stabilito, ma non vi aveva trovato una grande soddisfazione.

    Durante la mattinata si era ripreso dagli inevitabili postumi della sbronza e adesso, mentre Erita e i ragazzi dormivano, aveva a disposizione la tranquillità necessaria per cercare di riflettere. Aveva sempre adorato gli animali da compagnia, dalla sua volpe di Beirut all'intera gamma di canarini e di pappagallini che aveva tenuto in quell'appartamento. Il colombo si muoveva faticosamente sul fondo della gabbia: la zampa steccata l'ostacolava.

    Doveva essere un rapporto esemplare, il suo, si ripeté per la centesima volta. Il segretario generale era un individuo che era meglio non irritare, ed era molto difficile ingannarlo. Alcuni degli alti papaveri dell'aviazione militare che avevano combinato quel disastro abbattendo l'aereo di linea coreano nel erano finiti in tombe gelide sotto il permafrost della Kamchatka, dietro la sua personale raccomandazione. Era dilaniato da disturbi molto gravi, e spesso era relegato su una poltrona a rotelle, ma era pur sempre il padrone incontestato dell'URSS, la sua parola era legge, la sua mente era ancora acuta e i suoi occhi slavati non si lasciavano sfuggire mai nulla.

    Era un uomo alto, distinto, sui cinquantacinque anni, con i capelli ormai grigi. Era di pessimo umore. Aveva viaggiato in macchina per sei ore, dopo aver lasciato la maestosa casa del cognato con tre giorni d'anticipo sul previsto a causa di un furioso litigio con la moglie.

    Lei, angolosa, con la faccia equina, adorava la campagna quanto lui la detestava. Ben felice di passeggiare nelle tetre brughiere dello Yorkshire nel cuore dell'inverno, l'aveva lasciato rintanato in casa con il fratello, il decimo duca. E in un certo senso era anche peggio, perché il proprietario dell'appartamento, che si vantava di saper apprezzare le virtù virili, era convinto che quel poveraccio fosse un gay.

    Il pranzo della vigilia di Capodanno era stato insopportabile, per lui: s'era trovato circondato dai vecchi amici della moglie che non avevano mai smesso di parlare di caccia e di pesca, tra le risate acute e cinguettanti del duca e dei suoi compagni troppo belli.

    Quella mattina aveva rivolto alla moglie qualche commento in proposito, ed era esplosa la lite. Alla fine, avevano deciso che lui avrebbe potuto tornare a sud da solo, subito dopo il tè, mentre lei sarebbe rimasta per tutto il tempo che desiderava, anche un mese. Le macchie di umidità erano evaporate nel tepore, e il televisore era spento. Ad attirare immediatamente il suo sguardo furono il muro bruciacchiato e lo sportello tranciato della cassaforte, proprio di fronte a lui.

    Non c'era il minimo dubbio: i diamanti erano spariti. Era pallido come un lenzuolo. Sembrava stordito dalla catastrofe; rimase sulla poltrona per dieci minuti, ansimando e guardando il disordine. Con l'indice che tremava compose un numero. Ma Brian Harcourt-Smith gli aveva raccomandato di venire, e quindi era venuto. Aveva il sospetto di sapere già di che cosa intendeva parlare il vicedirettore generale dell'MI5.

    Da tre anni, circa la metà del tempo che aveva trascorso alle dipendenze dell'MI5 fin da quando vi era entrato, piuttosto tardi, nell'estate del , John Preston lavorava nel Settore F del servizio, che si occupava della sorveglianza delle organizzazioni politiche estremiste di sinistra e di destra, faceva ricerche e vi infiltrava i suoi agenti.

    Da due anni era nell'F1, e dirigeva la Sezione D, interessata specificamente alla penetrazione degli elementi di estrema sinistra nel partito laburista britannico. Il risultato delle sue indagini, il suo rapporto, era stato inoltrato due settimane prima Frederick Forsyth 21 — Il Quarto Protocollo quasi alla vigilia di Natale. Lo sorprendeva un po' che fosse già stato letto e studiato.

    Gli dispiaceva di non poter vedere personalmente il direttore generale. Sir Bernard Hemmings gli era simpatico, ma nell'ambiente tutti sapevano che il vecchio era ammalato e trascorreva sempre meno tempo in ufficio.

    Durante le sue assenze, il compito di mandare avanti giorno per giorno il dipartimento stava passando sempre di più nelle mani del suo ambizioso vice, e questo non destava l'entusiasmo dei veterani più anziani dei servizi segreti. Sir Bernard era nell'MI5 da moltissimi anni, e a suo tempo aveva lavorato sul campo. Era capace di stabilire un'immediata intesa con gli uomini che uscivano per le strade, tenevano d'occhio i sospetti, pedinavano i corrieri nemici e s'infiltravano nelle organizzazioni sovversive.

    HarcourtSmith, invece, proveniva dall'università, con una laurea di primissimo ordine; ma era sempre stato un burocrate che sapeva muoversi con abilità e disinvoltura tra i vari dipartimenti, e aveva salito rapidamente la scala delle promozioni. Ricevette calorosamente Preston nel suo ufficio.

    Come sempre era vestito in modo impeccabile. A Preston, quei modi calorosi ispiravano parecchia diffidenza.

    Altri erano stati ricevuti nella stessa maniera, a quanto si raccontava, e una settimana dopo erano stati estromessi dal servizio segreto. Harcourt-Smith fece accomodare Preston e sedette dietro la scrivania, sulla quale era visibile il rapporto di Preston.

    Naturalmente saprà che l'ho preso molto sul serio, come tutto il suo lavoro. Piuttosto radicale Ma il problema è, e si tratta appunto dell'interrogativo che devo rivolgermi prima che questo dipartimento proponga una politica basata su di esso È possibile confermarlo?

    Vede, è quello che chiederebbero a me. I miei collaboratori sono andati a fondo, molto a fondo. I fatti, quelli che ho esposto come fatti, sono veri. Ma le conclusioni che ne trae Prendiamo un po' questo Piuttosto estremistico, non le sembra? Ma non sarebbe stato utile allegare al suo rapporto una copia dell'MRB? Si tratta di una serie di intenzioni, per quanto molto precise e concrete, nella mente di certe persone. Ma non possiamo proporre una politica, misure o contromisure, semplicemente in base a queste intenzioni A proposito, si trova bene all'F1 D?

    Sembrava perduto nei suoi pensieri. Non era possibile cestinare il rapporto che giudicava imbarazzante e forse, un giorno, anche pericoloso. Era stato presentato ufficialmente da un capo sezione. Era regolarmente numerato. Rifletté a lungo, con impegno. Alla fine prese la penna carica d'inchiostro rosso e scrisse qualcosa, Frederick Forsyth 23 — Il Quarto Protocollo meticolosamente, sulla cartelletta del Rapporto Preston.

    C'erano le lettere N. Nel servizio segreto, N. Il rapporto doveva venire insabbiato. Il nuovo venuto era sulla sessantina, aveva i capelli grigio-ferro, vestiva sobriamente e soprattutto aveva l'aria del dipendente statale; in un certo senso lo era.

    Dunque, qual è il problema? Aveva avuto il tempo di pensare come esprimere l'enormità di quanto era accaduto, e aveva scelto le parole in modo appropriato. O l'ha chiamata in seguito? Comunque, ormai è troppo tardi. I loro specialisti accerterebbero che l'esplosione della cassaforte risale a tre o quattro giorni fa.

    E per lei sarebbe difficile spiegarlo. A meno che Quel mascalzone deve aver camminato intorno alle pareti per evitare le lamine a pressione. Quindi non c'è niente da fare. E non credo che lei potrebbe raccontare di aver passato altrove questi tre giorni. Mi avrebbero visto. Ma non mi ha visto nessuno. Al club? In un albergo? Avrei dovuto farmi registrare.

    Bene o male, il dado è tratto. Ormai è troppo tardi per rivolgersi alla polizia. Le piace tanto starsene lassù nello Yorkshire. Qualche settimana, spero. E far fare una copia dei diamanti Glen. Ci vorrà tempo. Devo riaverli. Quasi sicuramente verranno passati a uno dei centri principali, per un nuovo taglio. Sono troppo riconoscibili.

    Anche l'uomo dall'abito sobrio era preoccupato, ma lo nascondeva meglio. Si comporti in modo normale. Indossava un impermeabile grigio e, nonostante il freddo, non portava cappello.

    Solo quando si entrava nell'atrio si notavano le differenze rispetto agli altri palazzi d'uffici della zona. Innanzi tutto, nell'atrio c'erano tre uomini, uno alla porta, uno al banco e un altro accanto agli ascensori; e tutti e tre avevano taglia e muscoli che normalmente non s'intonavano con le polizze assicurative.

    Per amore di segretezza ma a scapito della praticità è diviso in quattro palazzi. La sede centrale è in Charles Street, e non più nel vecchio quartier generale, Leconfield House, citato abitualmente dai giornali. Gli altri due sono rispettivamente in Cork Street detto"Cork" e in Marlborough Street; quest'ultimo è una specie di umile dépendance, ed è egualmente indicato con il nome della via.

    Diego conte e brigitta bulgari,ma è vero del loro scandalo??

    Il dipartimento è diviso in sei settori, sparsi nei vari edifici. Sempre per amore della segretezza e sempre a scapito della comodità, alcuni settori hanno sezioni in edifici diversi. Per evitare un eccessivo consumo di suole delle scarpe, sono tutti collegati per mezzo di linee telefoniche assolutamente sicure, con un sistema infallibile per controllare le credenziali di chi chiama.

    Quest'ultimo comprende quel gruppo eterogeneo di uomini e donne, d'ogni età e d'ogni tipo, esperti è ingegnosi, che sono in grado di formare i più efficienti gruppi di sorveglianza personale del mondo. Persino i"nemici"sono costretti a riconoscere che, sul loro terreno, i"sorveglianti"dell'MI5 sono pressoché imbattibili. Diversamente dal Secret Intelligence Service MI6 che si occupa dello spionaggio all'estero e ha assorbito un gran numero di americanismi nel gergo del mestiere, il Security Service MI5 , che si occupa del controspionaggio interno, basa il suo gergo su quello tradizionale della polizia.

    Rifugge da termini come"operatori addetti alla sorveglianza"e chiama tuttora i suoi pedinatori"osservatori". Il Settore C si occupa della Sicurezza del Servizio Civile per quanto riguarda il personale e gli edifici , della Sicurezza degli appaltatori in particolare delle aziende che lavorano per la difesa e le comunicazioni , della Sicurezza Militare in stretto collegamento con il servizio di sicurezza interno delle Forze Armate e di Sabotaggio in atto o in prospettiva.

    Un tempo esisteva un Settore D, ma con la logica misteriosa comprensibile solo per gli iniziati del mondo dei servizi segreti è stato ormai da anni ribattezzato Settore K.

    È uno dei più grandi, e la sua sezione maggiore si chiama semplicemente Soviet, ed è suddivisa in Operazioni, Indagini sul Campo e Organigramma. Poi, nel Settore K, vengono i Satelliti Sovietici, con un'analoga suddivisione in tre sotto-sezioni, quindi la Ricerca e infine gli Agenti. Frederick Forsyth 27 — Il Quarto Protocollo Nel Settore K esiste inoltre un modesto ufficio, occupato dal funzionario che ha il compito di tenere i collegamenti tra l'MI5 e il servizio fratello, l'MI6.

    Questo funzionario, in effetti, è un uomo dell'MI6, distaccato in Charles Street per svolgere le sue mansioni. La sezione è conosciuta semplicemente come K7. Il Settore E l'ordine alfabetico riprende con la E si occupa del Comunismo Internazionale e dei suoi seguaci che potrebbero avere l'intenzione di visitare la Gran Bretagna con propositi nefasti, nonché dei suoi seguaci locali che intendono recarsi all'estero allo stesso scopo.

    Infine il Settore F, al quale apparteneva John Preston almeno fino a quella mattina , si occupa dei Partiti Politici estrema sinistra , Partiti Politici estrema destra , Ricerca e Agenti. Forse non pensava che il suo rapporto di tre settimane prima lo avesse fatto entrare nelle grazie di Brian Harcourt-Smith; ma credeva ancora che quel rapporto sarebbe finito sulla scrivania del direttore generale in persona, Sir Bernard Hemmings.

    Hemmings - ne era sicuro - si sarebbe preoccupato di riferire le informazioni e le risultanze in parte congetturali, certamente al presidente della Commissione Congiunta per i Servizi Segreti, o al sottosegretario permanente degli Interni, il ministero politico dal quale dipendeva l'MI5.

    Un sottosegretario che sapeva il fatto suo avrebbe probabilmente ritenuto che il suo ministro doveva dargli un'occhiata, e il ministro degli Interni l'avrebbe sottoposto all'attenzione del premier in persona. Dopo averlo letto rimase assorto a lungo, riflettendo. Era pronto a sostenere quel rapporto, e se fosse arrivato a livelli più elevati ci sarebbero state molte domande cui avrebbe dovuto rispondere. Sarebbe stato in grado di farlo e l'avrebbe fatto, perché era convinto di aver ragione.

    Avrebbe potuto rispondere, cioè, come capo dell'F1 D : ma non dopo essere stato trasferito Frederick Forsyth 28 — Il Quarto Protocollo a un altro dipartimento. Quando lui fosse stato trasferito, sarebbe toccato al nuovo capo dell'F1 D sollevare la questione del Rapporto Preston; e lui era sicuro che il suo successore, quasi certamente uno dei fedelissimi di Harcourt-Smith, si sarebbe ben guardato dal farlo. Preston prese nota del numero di registrazione, per ogni eventualità futura.

    Se mai ci fosse stata un'eventualità. Lo stavo solo chiedendo. Sono un po' sorpreso, ecco tutto. Erano pensieri che un uomo non dovrebbe mai avere sul conto del suo superiore, anche se tra loro non c'è la minima intesa. Ma quei pensieri rifiutavano di dileguarsi.

    Era possibile, certo, che se il suo rapporto fosse arrivato più in alto il contenuto sarebbe stato sottoposto a Neil Kinnock, leader dell'opposizione laburista in parlamento, e Kinnock non ne sarebbe stato molto soddisfatto.

    Era egualmente possibile che nelle prossime elezioni, tra diciassette mesi al massimo, vincessero i laburisti, e che Brian Harcourt-Smith nutrisse la speranza che uno dei primi atti del nuovo governo fosse confermarlo direttore generale dell'MI5. Non era una novità Per un uomo dal carattere pavido e debole o dalle ambizioni scatenate, il desiderio di non dare brutte notizie poteva essere una fortissima motivazione all'inerzia.

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    Nel servizio segreto, tutti ricordavano il caso di un ex direttore generale, Sir Roger Hollis. Ancora dopo tanto tempo il mistero non era stato completamente risolto, sebbene i sostenitori di entrambe le tesi avessero al riguardo opinioni molto precise. Per settimane e forse addirittura per mesi prima che scoppiasse lo scandalo, aveva avuto sulla scrivania i rapporti sulle feste di Cliveden, su Stephen Ward che forniva le ragazze e che ogni volta ne dava notizia, sull'addetto sovietico Ivanov che divideva con il ministro della Guerra britannico i favori della stessa ragazza.

    Eppure Frederick Forsyth 29 — Il Quarto Protocollo Hollis era rimasto senza far nulla, via via che le prove si accumulavano, e non aveva mai chiesto udienza, come sarebbe stato suo dovere, al primo ministro Harold Macmillan. Macmillan, che non era stato preavvertito, era piombato alla cieca nello scandalo. E lo scandalo era scoppiato durante l'estate del , danneggiando la Gran Bretagna in patria e all'estero, esattamente come se seguisse un copione preparato da Mosca.

    Dopo tanti anni, la polemica infuriava ancora: Roger Hollis era stato soltanto un incapace, un inetto, oppure era stato qualcosa di molto, molto peggio? Rilesse ancora il memorandum. Era firmato personalmente dal capo di B4 Promozioni e gli comunicava che da quel giorno lui era trasferito e promosso a capo del C1 A. Il tono era amichevole, cordiale, come se cercasse di addolcire il colpo.

    Le sarei grato se potesse sbrigare tutte le cose più urgenti e importanti e passare le consegne al giovane Maxwell senza troppi ritardi, se possibile entro un paio di giorni I miei più calorosi rallegramenti, con l'augurio che lei trovi la massima soddisfazione nel nuovo incarico Il C1 si occupava del personale e degli edifici del Servizio Civile, e Sezione A significava"entro la capitale". Avrebbe dovuto assumersi la responsabilità della sicurezza di tutti i ministeri di Sua Maestà a Londra.

    Il negozio era semibuio, ma luci discrete mettevano in risalto le vetrine dove brillavano pezzi d'argenteria georgiana, e sul ripiano illuminato del banco erano esposti gioielli di un'epoca passata.

    Evidentemente, il negozio era specializzato in pezzi antichi, non moderni. Rawlings indossava un impeccabile abito scuro, con la camicia di seta e Frederick Forsyth 30 — Il Quarto Protocollo una cravatta a colori sobri, e portava una borsa piuttosto lucida. A trentasei anni, magro e in ottima forma, Rawlings aveva un'aria un po' da gentiluomo e un po' da duro, una combinazione sempre utile. Era un ometto grinzoso di cinquantasei anni, ma sembrava più vecchio.

    Prego, si accomodi nel mio ufficio. Come va? Un'unica lampada proiettava la sua luce sul ripiano. Quindi non mi dica che è chincaglieria. E i giornali non ne hanno ancora parlato.

    Sono molto abile, lo sa. Ma i diamanti Glen! Perché non me l'aveva detto? Ma lavorava a modo suo, con estrema prudenza. Non si fidava di nessuno Frederick Forsyth 31 — Il Quarto Protocollo e tanto meno di un ricettatore, neppure di un ricettatore d'alto bordo come Louis Zablonsky. Un ricettatore pescato dalla polizia, di fronte alla minaccia di una lunga detenzione, sarebbe stato capacissimo di barattare informazioni su un colpo in programma, in cambio d'una particolare clemenza.

    La squadra anticrimine, a Scotland Yard, sapeva parecchie cosette di Zablonsky, anche se non era mai finito in carcere. Non rispose alla domanda. Zablonsky, del resto, era assorto nella contemplazione dei gioielli che scintillavano sulla scrivania. Anche lui conosceva benissimo la provenienza, senza bisogno di spiegazioni. Il nono duca di Sheffield, che aveva ereditato la parure nel , aveva avuto due figli, un maschio e una femmina, Lady Fiona Glen.

    Quando era morto, nel , aveva lasciato i gioielli alla figlia, anziché al figlio erede del titolo. Non ci sarebbero state altre giovani e graziose contesse di Margate o duchesse di Sheffield destinate a portare i famosi diamanti Glen.

    Zablonsky sapeva che, dopo la morte del duca, Lady Fiona li aveva portati di tanto in tanto, con il consenso riluttante degli assicuratori, di solito ai balli benefici che frequentava piuttosto spesso.

    Per tutto il resto del tempo, i gioielli restavano dove erano rimasti per tanti anni, nell'oscurità del caveau blindato della Coutts Bank in Park Lane.

    E sorrise. Inoltre, dato che l'aveva imparato da libri scritti anni prima, usava erroneamente espressioni che ormai venivano considerate affettate. Rawlings sapeva che Louis Zablonsky non era né affettato né gay.

    Anzi sapeva benissimo, perché gliel'aveva detto Beryl Zablonsky, che il vecchio era stato castrato, da ragazzo, in un campo di concentramento. Rammentava vagamente di aver letto, da qualche parte, che intorno alla metà degli anni Sessanta Lady Fiona Glen aveva sposato un giovane e promettente funzionario statale il quale, alla metà degli anni Ottanta, era diventato un pezzo grosso d'un ministero; la coppia viveva nel West End, e manteneva un tenore di vita raffinato e lussuoso, finanziato quasi esclusivamente dal patrimonio personale della moglie.

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